Un team internazionale di ricercatori, guidato da Anna Pintor del Department of Control of Neglected Tropical Diseases dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell’Australian Institute of Tropical Health and Medicine della James Cook University, ha pubblicato recentemente su PLOS Neglected Tropical Diseases lo studio “Climate change induced complex shifts in snake distributions expose people to snakebite and threaten biodiversity”, dal quale emerge che evidenzia che «I trends del conflitto tra serpenti e umani che si prevede deriveranno dai cambiamenti climatici con una risoluzione senza precedenti». Lo studio si occupa dei serpenti velenosi e I ricercatori sottolineano che «Il rischio di morsi di serpente è in aumento in tutto il mondo, poiché i rettili stanno spostando i loro habitat per far fronte all'aumento delle temperature e alla crescente pressione antropica». I cobra sputatori in Africa, le vipere in Europa e Sud America, i mocassini acquatici in Nord America e i krait in Asia entrano sempre più in contatto con l'uomo a causa dei cambiamenti climatici e delle modifiche del territorio e si prevede che nei prossimi decenni questa tendenza si accentuerà, perchè i serpenti, come molte altre specie, adatteranno il loro areale per sfuggire alle temperature più elevate.The Guardian e Climate Desk, una collaborazione tra oltre una dozzina di redazioni giornalistiche, dedicata ad esplorare gli impatti – umani, ambientali, economici e politici – dei cambiamenti climatici, hanno dedicato allo studio un approfondimento nel quale avvertono che «La maggior parte delle specie subirà una diminuzione del proprio habitat, ma un numero significativo di serpenti velenosi rischia di diffondersi ulteriormente, raggiungendo aree in cui non erano mai stati avvistati prima e potenzialmente colpendo miliardi di persone».Uno degli autori dello studio, David Williams, dell'OMS e dell'università di Melbourne, spiega che «La sovrapposizione tra esseri umani e serpenti velenosi sarà maggiore. Si potrebbe considerare questo rischio come quello di uscire dalla porta sul retro, inciampare ed essere morsi».I serpenti svolgono un ruolo fondamentale in molti ecosistemi. Mentre alcune specie, comprese quelle di importanza medica, sono considerate minacciate dall'IUCN, i morsi di serpente rappresentano una grave minaccia per le popolazioni rurali dedite all'agricoltura nei Paesi in via di sviluppo. «Il morso di serpente è una malattia tropicale trascurata che colpisce milioni di persone ogni anno ed è principalmente il risultato dei conflitti tra esseri umani e serpenti nell'utilizzo degli ambienti in cui coesistono», scrivono gli autori dello studio.Le statistiche sui morsi di serpente sono frammentarie perché molti attacchi di serpenti avvengono in aree remote e non vengono nemmeno segnalati. Ma gli autori del nuovo studio dicono che si registrano circa 4 milioni di casi all'anno, soprattutto nelle zone tropicali. La stragrande maggioranza non è pericolosa, ma ogni anno si contano 138.000 decessi e 400.000 casi di disabilità, quasi la metà dei quali nell'Asia meridionale. Le zanzare uccidono dalle 725.000 a un milione di persone all'anno trasmettendo la malaria, ma è comprensibile che così tante persone abbiano più paura dei serpenti velenosi. Fino ad ora, la distribuzione del rischio era stata valutata a livello locale o nazionale, con scarsa analisi di come questa potesse cambiare in futuro a seguito di cambiamenti climatici e demografici. Il nuovo studio punta a colmare questa lacuna di conoscenza: utilizzando database pubblici e privati, piattaforme di citizen science, archivi museali, letteratura scientifica e osservazioni di esperti, i ricercatori hanno mappato la distribuzione di tutte le 508 specie di serpenti di importanza medica sul pianeta con una definizione cartografica di 1 chilometro quadrato. Poi hanno previsto come l'aumento delle temperature modificherà la loro sovrapposizione con le popolazioni umane entro il 2050 e il 2090. E hanno scoperto che «Il rischio maggiore riguarda i serpenti stessi. La maggior parte delle specie, tra cui le vipere soffianti in Africa, i serpenti corallo in Amazzonia e i serpenti testa di rame in Papua Nuova Guinea e Australia, soffriranno a causa del clima più caldo e della conversione di foreste, zone umide e praterie in allevamenti, monocolture e città. Alcune potrebbero essere spinte più vicine all'estinzione. Altre specie probabilmente si sposteranno. Il mamba nero, ad esempio, dovrebbe ritirarsi dalle coste del Kenya e da molte zone di Etiopia, Eritrea, Congo e Gibuti, per espandersi in Sudafrica e in alcune parti della Nigeria e della Somalia».In alcuni casi, lo spostamento dell'areale probabilmente porterà i serpenti velenosi in luoghi dove le popolazioni umane non sono abituate a fronteggiare questa minaccia: i mocassini acquatici negli Stati Uniti si spingeranno fino a New York. I krait in Asia potrebbero migrare dalle foreste del Myanmar e della provincia cinese dello Yunnan verso le città densamente popolate della Cina centrale e settentrionale. Anche la vipera europea avrà più contatti con l'uomo, anche se altre specie di vipere potrebbero diminuire. In India, dove ogni anno si registrano circa 60.000 morti per morsi di serpente, i serpenti più letali – tra cui i cobra comuni, le vipere di Russell e i krait – si sposteranno dal sud al nord, dove la popolazione è più numerosa.Williams conferma: «Tra 50 anni, queste specie compariranno in luoghi dove non sono mai state trovate prima, entrando in contatto con persone che in passato non si sono trovate ad affrontare questo particolare problema. In alcuni Paesi gli incontri avverranno nei cortili delle fattorie o vicino a fonti d'acqua. In altri, vicino a parchi giochi o piste di atletica. I pericoli sono amplificati nelle zone povere e remote, dove le persone lavorano a piedi nudi nei campi e hanno scarso accesso all'assistenza sanitaria. Paesi più ricchi come l'Australia ospitano numerose specie di serpenti velenosi, ma presentano tassi di mortalità molto bassi perché i lavoratori agricoli tendono a indossare stivali, utilizzare trattori e vivere vicino a cliniche dotate di antidoti».i ricercatori concludono: «Il nuovo studio dovrebbe aiutare le autorità sanitarie a indirizzare le risorse verso le aree ad alto rischio e a prepararsi ai cambiamenti futuri, sia per gli esseri umani che per i serpenti». Le nostre previsioni possono essere utilizzate per decidere dove immagazzinare i diversi antidoti, come garantire una capacità adeguata delle singole strutture sanitarie, come migliorare l'accessibilità all'assistenza sanitaria per le comunità remote a rischio e dove concentrare gli sforzi di conservazione per le specie di serpenti minacciate».