Si deve introdurre anche in Italia un meccanismo esplicito di indicizzazione dell’Irpef per limitare il fiscal drag? Tra l’altro, aver presentato gli interventi sulle aliquote come “misure di riduzione del cuneo fiscale” toglie spazio fiscale al governo.
Interventi sull’Irpef e fiscal drag
Ultima in ordine di tempo, anche l’Istat (qui) – così come in precedenza, pur con accenti differenti, Ufficio parlamentare di bilancio, Banca d’Italia e Banca centrale europea – ha evidenziato come gli interventi di riduzione dell’Irpef introdotti dai governi Draghi e Meloni abbiano di fatto compensato il fiscal drag (qui e qui) prodotto dall’inflazione negli ultimi anni. Nel caso dell’Istat, per la verità, il risultato si ottiene considerando anche l’introduzione dell’assegno unico universale. Certamente, la compensazione non è stata uniforme: più che integrale per i redditi bassi, incompleta per quelli relativamente più elevati, superiore all’inflazione per i lavoratori dipendenti, insufficiente per i pensionati.
Gli interventi adottati tra il 2021 e il 2026 sono stati perlopiù presentati sul piano politico come misure di riduzione del cuneo fiscale, via via focalizzate su specifiche categorie di contribuenti e segmenti di reddito, e non esplicitamente come una restituzione, sia pure in via discrezionale, dell’aumento improprio di prelievo reale dovuto all’operare congiunto di inflazione e progressività dell’Irpef, pur senza alcun incremento – o addirittura con una riduzione – della capacità contributiva.






