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Studenti liberi di occupare e devastare le scuole della Capitale. A pagare per i danni provocati alle strutture non saranno né gli allievi né i loro genitori. A meno che il singolo istituto non dia prove concrete, studente per studente, delle azioni vandaliche compiute all’interno dell’edificio scolastico durante l’occupazione. Questa la prospettiva tracciata dai magistrati del Consiglio di Stato, i quali si sono ritrovati a prendere in esame le proteste della mamma e del papà di un ragazzo che frequenta la sede di via Asmara dell’istituto di istruzione superiore «Giosuè Carducci» e che ha preso parte all’occupazione effettuata il 16 novembre del 2025, occupazione durata solo ventiquattro ore ma dagli effetti letteralmente devastanti. Giusto per avere un’idea del caos provocato dai vandalismi di alcuni studenti - incappucciati e armati di spranghe - è sufficiente dire che, proprio a causa dei danni arrecati all’istituto durante una sola giornata di occupazione, la scuola poté riaprire solo il primo di dicembre. Furono necessari ben quattordici giorni per ridare dignità (ed agibilità strutturale) al plesso di via Asmara. Drammatico il panorama con cui dovettero confrontarsi i vertici della scuola, una volta rientrati nell’istituto, alla fine di ventiquattro ore di devastazione: lavagne e sedie distrutte, banchi spaccati, prese elettriche divelte dalle pareti, computer e monitor danneggiati con l’acqua, estintori staccati dai murati e svuotati nell’istituto, distributori automatici presi d’assalto, saccheggiato il bar dell’istituto.