Forse un giorno perfetto non coincide con la data in cui sono avvenuti eventi eccezionali. Una scuola di pensiero minimalista, accompagnata da un numero crescente di studi scientifici, tende a identificare la percezione di felicità con il modo in cui si abita il tempo e non con i successi che raggiungiamo o con quanto possediamo. La chiave di una soddisfazione di fondo risiederebbe nella possibilità e nella capacità di godere anche dell’ordinario. Proprio ora viene pubblicato da Mondadori per la prima volta in Italia Alberi, il libro postumo della scrittrice giapponese Kōda Aya al centro del film di Wim Wenders Perfect Days, candidato agli Oscar 2024. Lo legge e lo rilegge il protagonista, che vive in modo semplice e pulisce i bagni pubblici di Tokyo. La sensibilità di Hirayama verso i dettagli quotidiani e verso la luce che filtra tra i rami (il komorebi) trova la sua origine nei quindici saggi scritti da Kōda Aya a partire dal 1971, imbastiti secondo una filosofia basata sulla pazienza, sulla cura e sull’umiltà verso la natura. In un’intervista Wenders ha detto: «Credo che molte persone, guardando Perfect Days, provino nostalgia per uno stile di vita più semplice, per una riduzione di ciò che abbiamo e di ciò che consumiamo». Dopo aver toccato il fondo, Hirayama ricomincia dalle azioni ripetitive, dai ritmi compassati, dalla cortesia. In questa sua routine apparentemente spoglia ma in realtà privata del superfluo, prende meno sul serio i suoi trionfi e i suoi fallimenti, il suo posto nel mondo. Prende meno sul serio la disperazione.
Le piccole gioie quotidiane possono renderci più felici?
Dalla scienza del Big Joy Project al film Perfect Days: perché rallentare, coltivare gratitudine e assaporare l’ordinario può migliorare il benessere emotivo e ridurre lo stress









