Il grande cantiere anti-burocrazia evocato dalla premier Giorgia Meloni dal podio dell'assemblea di Confindustria non parte da zero. Gli ultimi tre anni sono serviti ad avviare il progetto che servirà ad abbattere la "Casa che rende folli", per usare l'immagine della burocrazia così come descritta in una delle dodici fatiche che, in un vecchio cartone animato di Asterix, l'eroe gallico e il suo compagno Obelix devono affrontare per ottenere il lasciapassare A-38 e salvare due loro amici. Negli ultimi tre anni e mezzo sono stati infatti semplificate quasi 500 procedure (465 per l'esattezza) in settori chiave che vanno dall'agroalimentare all'ambiente, dalle attività produttive all'anagrafe, fino alla cittadinanza digitale, tutte censite sul portale "Italia semplice", messo a punto dal Dipartimento per la Pa.
«Per le imprese, abbiamo finalmente razionalizzato i processi di controllo, coniugando le necessità di verifiche efficaci a tutela degli interessi pubblici con le esigenze di continuità delle attività economiche, che sono liberate da una serie di obblighi sproporzionati ed eccessivi», ricordava a fine aprile il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, rispondendo a un'interrogazione alla Camera dei deputati.Il Pnrr La spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza è servita. Nella cornice del Recovery sono stati ridotti i tempi dei pagamenti della Pa a 30 giorni (60 per le Asl). Di derivazione Pnrr è anche la maggiore interoperabilità tra le banche dati, in modo che cittadini e imprese non debbano comunicare alle diverse amministrazioni informazioni già a disposizione di un altro braccio della Pa. Il governo ha inoltre rivisto 600 procedure critiche per cittadini e imprese, da completare entro la metà di quest'anno, quando il Pnrr arriverà alla sua naturale scadenza.Anche l'ultimo decreto Recovery, nel quale sono state inserite semplificazioni per i cittadini, come la validità illimitata della carta d'identità per gli over 70, ha esteso sistemi già sperimentati all'interno del Piano, ad esempio la conferenza dei servizi semplificata. Si tratta degli organismi in cui più pubbliche amministrazioni si riuniscono per definire tutte le autorizzazioni necessarie al rilascio di provvedimenti amministrativi. I pareri dovranno arrivare entro 30 giorni (qualcosa in più per le Pa che devono esprimersi su materie ambientali). Semplificato anche il meccanismo di silenzio-assenso. L'ultimo provvedimento sul Piano Casa prevede poi procedure più snelle per progetti sopra il miliardo di euro.«Nel turismo abbiamo introdotto moduli unici standardizzati a livello nazionale, facilitando l'apertura di strutture ricettive, agenzie di viaggio e attività di locazione breve e turistica», ricordava Zangrillo nel question time a Montecitorio. «Per le energie rinnovabili, abbiamo razionalizzato i procedimenti per accelerare i tempi di realizzazione degli impianti e assicurare un maggior grado di certezza del diritto agli operatori del settore».In Parlamento attende invece i pareri di senatori e deputati il decreto che razionalizza gli incentivi alle imprese. In alcuni casi il percorso ha anche registrato frizioni. Come con la Corte dei conti, dovute agli interventi per scongiurare la "paura della firma" tra i funzionari della pubblica amministrazione, spesso una delle ragioni della lentezza nelle decisioni.La zona speciale Interventi necessari, ma non risolutivi. Adesso Palazzo Chigi si prepara ad ascoltare le esigenze degli imprenditori. Entro il 30 giugno è prevista la legge annuale sulle semplificazioni. Fino al 31 marzo scorso le categorie hanno avuto occasione di discutere con le amministrazioni e presentare le proprie proposte.Da tempo, intanto, è stata annunciata una delle possibili vie da percorrere: la strategia passa dall'allargamento a tutta Italia di alcune delle novità oggi previste nella Zona economica speciale (Zes) unica per il Mezzogiorno. Le novità a favore delle imprese che investono nelle Regioni oggi all'interno del sistema sono diverse. Una su tutte è la possibilità di fare affidamento su un'autorizzazione unica, che di fatto condensa la mole di pareri, pratiche e concessioni altrimenti necessaria per realizzare progetti economici e industriali.Altro punto chiave è lo sportello unico digitale, che sostituisce la moltitudine di uffici comunali e regionali cui rivolgersi per presentare pratiche. La volontà è quella di favorire e accelerare gli investimenti su tutta la penisola rendendo nazionale il sistema, almeno per quanto riguarda le semplificazioni. Un allargamento complessivo, anche nella parte che riguarda il credito d'imposta concesso alle aziende della Zes, rischierebbe infatti di entrare in conflitto con le regole europee sugli aiuti di Stato. Ma «lo snellimento della burocrazia potrebbe facilitare gli investimenti anche in altre aree del Paese», ricordava lo scorso autunno un'analisi dell'Osservatorio sui conti pubblici, che appunto si chiedeva perché non estendere a tutta Italia il modello Zes.










