“Quando cammino per Londra con la kippah ho sempre paura”. Leader della comunità ebraica inglese e già presidente della United Synagogue di Londra, Jeremy Jacobs ha scritto in una lettera al Telegraph di aver messo in vendita la casa e fatto le valigie: “Ce ne andiamo in Israele”. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, la vita degli ebrei inglesi è cambiata, segnata da attacchi incendiari alle sinagoghe, la strage in sinagoga a Manchester e gli accoltellamenti. “Stavo attraversando Londra con tre nipotini. Siamo passati davanti all’University College London. Gli studenti hanno iniziato ad aggredirci. Mi hanno urlato contro perché indossavo la kippah. Sono restio a riferirmi a ciò che accadde negli anni Trenta, ma in Germania fu così che l’odio iniziò a svilupparsi”. Da qui la decisione dei Jacobs di partire. “Ho perso la fiducia nella società britannica. Non credo più che la gente ci proteggerebbe. Di certo non la maggioranza. I miei nipoti soffrono perché vanno a scuole ebraiche. Devono nascondere i distintivi sulle giacche. Gli alunni di una scuola primaria ebraica vicino a me sono stati recentemente informati che non potranno indossare l’uniforme fino alla fine del trimestre estivo. Non è così che dovremmo vivere le nostre vite in una società occidentale. Io mi considero britannico, un fiero britannico, ma la Gran Bretagna non è più il paese di una volta. Quando cammino in Israele, anche in zona di guerra, mi sento a casa. A Londra, dove viviamo, quella sensazione è scomparsa”. Jacobs invita gli altri a seguirlo, prima che sia troppo tardi. “Al momento abbiamo la libertà di scegliere. Ma mi chiedo: quanto durerà ancora?”. Secondo un sondaggio condotto dal gruppo britannico Campaign Against Antisemitism, per la prima volta in un decennio la maggioranza degli ebrei britannici non vede più un futuro nel paese. Il 61 per cento ha dichiarato di voler lasciare la Gran Bretagna. Gadi Eisenkot, leader del partito israeliano Yashar! ed ex capo di stato maggiore, ha annunciato di aver fissato l’obiettivo di far arrivare due milioni di immigrati ebrei in Israele entro il 2048.Samuel Hayek, presidente del Fondo nazionale ebraico inglese e uno dei più famosi filantropi del paese, ha scritto su Yedioth Ahronoth: “La Gran Bretagna, come l’Europa nel suo complesso, sembra avviata su un percorso di autodistruzione e di erosione identitaria. E’ ora di svegliarsi. Gli ebrei britannici devono valutare seriamente le opzioni di emigrazione, sia verso Israele che verso altri paesi. Questo sta già accadendo e il ritmo non potrà che accelerare. A volte, partire in tempo non è un atto di panico, ma la sottile linea di confine tra un avvertimento ignorato e vite salvate”.Anche i politici ebrei hanno paura. “Ho più paura per mia figlia con la stella di David nella metro di Londra che per mio figlio nell’esercito israeliano a Gaza” ha detto il deputato Wolfson alla Camera dei Lord. Sul Mail on Sunday un ebreo di Golders Green di nome “Moshe” invece scrive: “Guidavo da pochi minuti da casa mia quando ho visto decine di agenti di polizia che bloccavano la strada. Davanti c’era un’ambulanza e un uomo che veniva caricato. Ero a Golders Green, il cuore della comunità ebraica di Londra. Due uomini ebrei erano stati accoltellati in un attentato terroristico. Sono stato aggredito mentre lavoravo come ispettore edile a Slough. Un uomo ha iniziato a urlarmi ‘sporco ebreo’, ‘assassino di bambini’. Golders Green era il nostro rifugio. Ora non più. Penso ogni giorno a trasferirmi in un posto più sicuro. Se non cambia qualcosa – e in modo radicale – gli ebrei non hanno un futuro in Gran Bretagna”. “Sto per lasciare la mia casa”Ben Freeman ha già fatto le valigie. “Questa era casa mia e oggi mi sto preparando a lasciarla” scrive Freeman sulla Free Press di Bari Weiss. “Non è stata una decisione facile. Per anni mi sono aggrappato alla convinzione che, nonostante l’aumento dell’ostilità verso la comunità ebraica, potessimo ancora costruirci una vita qui. Ma non voglio vivere in un paese in cui essere ebrei significa vivere dietro recinzioni e nascondere chi siamo. Mentre i nostri vicini vanno avanti coi loro affari, gli ebrei in Gran Bretagna stanno facendo piani. A ogni pasto è di questo che parliamo. Per molti, la domanda non è se partiranno, ma quando. Per me, quel momento è arrivato. Andrò in Israele, dove non sarò uno straniero, un ospite o un intruso sgradito. Non è perfetto. Non è senza pericoli. Ma è nostro”. La storia non si ripete mai identica, eppure i suoi meccanismi perversi restano immutabili. L’intellighenzia offre il terreno fertile; la politica e la strada, poi, ne raccolgono i frutti velenosi.
"Noi ebrei partiamo". Lettera-choc di un capo della comunità inglese
Jeremy Jacobs, già presidente della United Synagogue di Londra, annuncia al Telegraph la decisione di lasciare la Gran Bretagna per Israele: “Ho perso la fiducia nella società britannica”. Dopo il 7 ottobre, cresce la paura tra gli ebrei inglesi: scuole blindate, simboli nascosti e aggressioni in strada






