La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile”. Queste sono le primissime parole con cui si apre l’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica humanitas, profondamente ispirata dalla spiritualità agostiniana che ha animato il discorso del Pontefice sin dall’inizio del suo pontificato.E’ evidente il riferimento alla tensione che alberga nel cuore di chi abita la civitas hominum, avendo come ideale di riferimento la città celeste. Come scrive il teologo e politologo statunitense Michael Novak, che avrebbe gioito alla lettura di questo documento, nel De Civitate Dei, sant’Agostino distingue tra la città terrena e la città invisibile, composta da coloro che amano Dio e si amano a vicenda. Questo legame invisibile dell’amore divino avvolge il mondo, illuminandolo e riscaldandolo, e spingendo la realtà terrena verso il bene. Questo legame spinge l’umanità a lasciarsi guidare da principi di fraternità, rispetto e collaborazione, che la elevano al di sopra dei propri limiti: “l’amor che muove il sole e l’altre stelle”.In questo solco teologico-agostiniano si innesta un intenso discorso sociale attraverso il quale Papa Leone traccia le linee di un profondo rapporto che coinvolge la persona, in quanto parte dell’umanità, la tecnologia e l’intelligenza artificiale, intesa come frontiera ancora da esplorare, ma già ampiamente presente nella nostra società. La ricerca di questo legame avviene riavvolgendo il nastro di una lunga e travagliata storia che ha come protagonista la dottrina sociale della Chiesa, un corpus dottrinale al centro del quale si trovano i princìpi fondamentali, i criteri di giudizio e le direttive d’azione: il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la giustizia sociale e la destinazione universale dei beni orientano l’azione ed edificano la civitas hominum, mai perfetta, ma sempre perfettibile.Papa Leone non si nasconde dietro la retorica di una denominazione che, nel corso della storia, è stata molto criticata e la cui esistenza è stata messa in discussione. Come è possibile concepire una “dottrina sociale” se la dottrina è di per sé immutabile, mentre il suo oggetto, la società, è in continua trasformazione? Un aspetto importante che emerge da una prima lettura del documento è la volontà del Pontefice di non costringere la dottrina sociale della Chiesa entro confini angusti, espressione di un sapere statico e incapace di affrontare le grandi questioni di fronte alla quali la storia quotidianamente ci pone.La dottrina sociale della Chiesa, come emerge dalla Magnifica humanitas, affronta i problemi con spirito critico, senza alcuna pretesa di possedere la verità assoluta, ma proponendo un metodo di analisi aperto al dialogo con le diverse scienze sociali. La sua finalità principale è aiutare le persone ad avvicinarsi alla soluzione dei problemi umani e sociali con prudenza e responsabilità. La dottrina sociale viene quindi ridefinita come una “disciplina” basata su ricerca e confronto continui; il suo metodo è fallibilista, consapevole dei propri limiti e aperto a correzioni e sviluppi, e la conoscenza che offre nasce da ipotesi, esperienze, successi e fallimenti. In tal modo, pur assicurando la continuità con il magistero sociale di Francesco, Papa Leone riannoda alcuni fili di ordine epistemologico con il magistero sociale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.In questo complesso discorso di carattere teologico, morale, epistemologico e politico, Papa Leone presenta l’intelligenza artificiale non come un semplice strumento tecnico, ma come un vero e proprio ambiente umano che modifica le relazioni, le decisioni e il modo di attribuire un significato alla realtà, con il rischio concreto di ridurre la persona a un semplice dato funzionale. In tal senso, la proposta del Pontefice potrebbe essere interpretata come la presentazione di un’ecologia morale specifica che integra e conferisce un significato umanistico all’ecologia della biosfera comunemente intesa. L’ecologia morale che emerge dalla Magnifica humanitas è quell’insieme di valori, istituzioni e pratiche che favoriscono la crescita morale della persona e sostengono la libertà politica ed economica. Alla base di un’idea del genere, vi è la constatazione che una società democratica, liberale e tecnologicamente avanzata può funzionare in un ambiente percepito giusto dalla grande maggioranza delle persone solo se i cittadini imparano a governare sé stessi attraverso virtù quali l’autocontrollo, la responsabilità, la prudenza e il rispetto delle leggi, e che la famiglia, la scuola, le comunità religiose e le associazioni civili svolgono un ruolo fondamentale nella formazione di tali virtù.Il Papa ci ricorda che l’edificazione della civitas richiede l’iniziativa di ogni singolo individuo, che la ricostruzione di Gerusalemme non è avvenuta grazie all’uniformità e all’azione di un capo popolo e che la “via di Neemia” si differenzia dalla “sindrome di Babele”, in cui l’idolatria del profitto sacrifica i deboli, l’uniformità annulla le differenze e la pretesa di un linguaggio unico, anche digitale, appiattisce il mistero della persona. Al contrario, il Papa propone la Gerusalemme di Neemia che, a differenza di Babilonia, mette in evidenza l’importanza del pluralismo, il valore del lavoro condiviso e il senso di un’ecologia umana che rende possibile quella tranquillitas ordinis nella quale la pace è praticabile, perché fondata sulla giustizia.
La magnifica umanità di Leone XIV è una lezione di ecologia morale
L'enciclica contrappone la torre di Babele alla Gerusalemme di Neemia: da una parte uniformità, profitto e linguaggio unico; dall’altra pluralismo, lavoro condiviso e ordine fondato sulla giustizia










