27.05.202630 realtà sono atterrate a Stoccolma per presentare le propria versione di innovazione “made in Italy” e creare ponti fatti di sensibilità ambientale e tecnologicaSmau 2026 ha fatto tappa a StoccolmaSmauItalia, luogo dell'innovazionePartner, collaborazioni, ispirazioni e nuovi mercati. Trenta startup italiane son volate a Stoccolma con il supporto di Smau, il Salone macchine e attrezzature per l'ufficio e ora diventato la principale fiera italiana dedicata a open innovation e startup, per incontrare interlocutori in sintonia con la loro visione, pronti ad accogliere idee nuove e a contribuire alla loro diffusione internazionale. “Di volta in volta troviamo e supportiamo realtà sempre più preparate fin da subito per approcciarsi ai mercati esteri”, osserva Valentina Sorgato, amministratrice delegata di Smau, tracciando un bilancio dei dieci anni di tour internazionali. “Si presentano già con referenze, clienti internazionali e tutte le carte in regola per espandersi oltre confine. E non propongono più l’AI in modo generico, come accadeva qualche anno fa, ma già integrata in soluzioni verticali e concrete”.Wired Italia ha partecipato ai tre giorni in cui la capitale svedese si è trasformata in una succursale nordeuropea dell’innovazione italiana. Ha esplorato idee, soluzioni, sinergie e connessioni in corso o sognate, approfondendo tre settori, sette storie e una traiettoria comune. Un futuro sostenibile, non solo economicamente.Agritech: dati dalla terra alla stallaQuando si guarda ai dati, l’agricoltura non ha più un problema di raccolta, ma di visibilità. Le informazioni si trovano nei sensori, nei macchinari, nei quaderni di campagna, ma non si “parlano”. Due delle startup presenti a Stoccolma lavorano esattamente su questo nodo, una sulla filiera vegetale, l’altra sull’allevamento.La startup Entity ha deciso di risolvere quello che succede tra il campo e la fabbrica. Il suo dispositivo IoT (internet delle cose) si aggancia ai cesti o ai camion all’inizio della raccolta e da lì non molla un dato: registra orari, posizioni, traccia temperatura e umidità lungo tutto il trasporto, rileva le vibrazioni per raccolti fragili come il kiwi.Il suo cliente principale è Mutti, parliamo della filiera del pomodoro, con cui collabora da nord a sud adeguandosi ai suoi diversi modelli di raccolta. Quello che Entity apporta a questo storico marchio del settore non è solo la tracciabilità, ma la qualità e la tipologia di domanda a cui diventa possibile rispondere: questo fornitore è affidabile? Questo campo produce in modo redditizio? Cosa è successo durante il trasporto che ha compromesso la qualità all’arrivo? Il progetto è già industrializzato, il team è di cinque persone. “Eppure” la società ha meno di un anno.Se Entity ha scelto di lavorare sulla filiera esterna, Dairy Lens entra dentro la stalla. In genere un capannone contiene in media 300 vacche. Un luogo in grado di generare fino a 35 milioni di dati l’anno, tra produzione di latte, alimentazione animale, movimento del bestiame e qualità del suolo, prodotti da sensori già installati ma (anche in questo caso) confinati in silos che non comunicano tra loro.Questa piattaforma, invece, li integra con algoritmi sviluppati con l’Università di Sassari capaci di supportare una azienda zootecnica a scegliere le colture migliori per nutrire i suoi animali. Dati, calcoli e previsioni vengono poi restituiti all’allevatore come analisi predittive tramite un assistente AI attivo in qualsiasi momento. Il risultato? Meno fertilizzanti (ormai sempre più “preziosi”), meno sprechi, più salute per gli animali e dati utili anche per le industrie che intervengono a valle. Nata a gennaio 2026, Dairy Lens ha già all'attivo il tracciamento di 17 stalle distribuite tra Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia. E senza ancora un euro di investimento esterno.Smau 2026 ha fatto tappa a Stoccolma