Così vicino alla Luna c’era arrivato soltanto Elliott con la sua bicicletta. Nel cestino portava ET, l’extraterrestre creato dalla fantasia di Steven Spielberg che dagli anni Ottanta ha fatto sognare tante generazioni. Gli astronauti della missione Artemis II hanno invece mostrato il lato nascosto della Luna, confermando come in tempi così complicati si possa ancora tenere il naso all’insù e immaginare altri mondi.

La capsula Orion è ammarata vicino a San Diego, in California, dopo aver percorso 694.481 miglia, una distanza record dalla missione Apollo 13 del 1970. Ha viaggiato a Mach 33, cioè 33 volte la velocità del suono. Valori mai raggiunti prima.

Un successo anche per la NASA, che negli ultimi anni sembrava dover cedere il passo alle grandi aziende private con ambizioni celesti. I risultati sono evidenti: dalle nuove immagini ad alta definizione della superficie lunare, riprese da una prospettiva che mancava dall’era delle missioni Apollo, ai progressi cruciali nella tenuta dello scudo termico durante il rientro — un passaggio chiave, dopo le criticità emerse nel precedente volo di prova senza equipaggio.

Restano in ombra, ma sempre decisive, le conseguenze (geo)politiche. In tempi di competizione senza esclusione di colpi, in cui Stati Uniti e Cina – ma non solo loro – si marcano stretti a vicenda e l’Europa mostra tutta la sua debolezza, questa missione ha riunito il fronte occidentale, messo a dura prova anche dalle guerre. USA e