Lutto a Nurri27 maggio 2026 alle 00:27
Nurri.
E quali parole occorre trovare per raccontare il dolore più grande? Mamma Manuela e papà Stefano hanno accompagnato il loro bambino fino all’ultima culla, in testa al corteo chilometrico in preghiera che lungo Corso Italia seguiva il carro funebre con la piccola bara bianca ricoperta di rose. Il rintocco lento delle campane e le orazioni sono state l’ultima ninnananna, mentre una schiera di bimbi e mamme, con i palloncini bianchi, ha fatto da guardia d’onore. Nel giorno dell’addio a Lorenzo Spano, tre anni e mezzo, travolto domenica scorsa dal trattore del padre nel podere di famiglia, Nurri si è fermata. In un pomeriggio assolato, le saracinesche di bar e negozi sono abbassate, l’insegna del lutto cittadino che qui coinvolge davvero tutti.
Il conforto alla famiglia
Nella chiesa di San Michele Arcangelo tutti i banchi sono occupati, come lo spazio di ogni singola cappella fino ai piedi dell’altare. Dopo la lettura del vangelo di Marco, don Fabrizio Deidda cita il profeta Geremia e confida: «Mi sento sconfitto dall’impotenza, di fronte al dramma che sconvolge la nostra comunità». Uno sguardo al minuscolo feretro, dov’è poggiato un vangelo, e uno sguardo ai genitori di Lorenzo, seduti accanto alla bara, vicini vicini. Don Fabrizio ha portato il suo conforto alla famiglia, a questo papà e a questa mamma chiamati a cullare il lutto più atroce, e a imparare, col tempo, a dipanare il dolore e la disperazione, a sciogliere la rabbia e l’ingiustizia che in una maniera o nell’altra sottende sempre la morte di una creatura che si è appena affacciata alla vita. «Credo che ciascuno di noi sarebbe pronto a fare qualcosa per poter togliere un po’ di questo macigno, per cercare di portare un po’ di conforto», aggiunge il parroco. «In questa ora, e soprattutto nelle ore a venire, dobbiamo stare vicini a Stefano e a Manuela», la sua esortazione. Vicini, «come famiglia, fratelli sorelle zie nonni. E vicini come comunità».











