Ratti, vespe orientali e cacche di piccione negli uffici. Ma anche scarsa qualità dell'aria e rumore negli open space. Carcasse di uccelli. E lo smart working ridotto all'osso. Lavorare alle dipendenze di Palazzo Chigi sta diventando complicato. O almeno, è quello che descrivono certe sigle sindacali, che nel proclamare lo stato di agitazione contro i tagli al lavoro da remoto (da due giorni a uno a settimana), denunciano condizioni lavorative un po' grottesche. "Difficoltà di climatizzazione", "infestazioni di insetti", "presenza diffusa di carcasse e deiezioni di uccelli", "scarsa privacy". Nei comunicati diramati ai loro iscritti, passa l'idea che per fare pausa caffè in certi uffici governativi bisogna fare slalom tra animali morti, ragnatele ed erbacce. Ci mancano i cerini come illuminazione. Ma fonti di Palazzo Chigi, al Foglio, fanno sapere che sono in corso "interventi straordinari per migliorare la sicurezza e le condizioni di lavoro".Dietro quest'ultima denuncia ci sono tensioni tra lavoratori e amministrazione che vanno avanti da mesi e che si sono accentuate nell'ultima settimana. A far traboccare il vaso è stata la nuova direttiva che ha tagliato la possibilità per i dipendenti di lavorare da remoto, introdotta poco più di dieci giorni fa. Si è arrivati ai ferri corti, e ora i sindacati hanno deciso di mobilitarsi. L'Usb, insieme ad altre tre sigle – Flp-pcm, S.I.Pre e Snaprecom – ha annunciato uno sciopero. Al Foglio confermano che sarà il prossimo 11 giugno, procedure burocratiche per proclamarlo permettendo. Gli iscritti si riuniranno intanto in diverse assemblee nel corso della settimana, "per informare e ascoltare le lavoratrici e i lavoratori". Il lavoro da remoto è stata l'ultima goccia, ma è evidente che nei loro interessi c'è quello di sollevare anche il tema della qualità della vita dei dipendenti. Attaccando, dove si può, il governo. La piccola roccaforte rossa si è mobilitata anche per lo sciopero generale dello scorso 18 maggio, proclamato sempre da Usb. I numeri però sono impietosi: a partecipare solo dodici iscritti.Stando al comunicato, a passarsela peggio di tutti sembrano essere i lavoratori della sede di via Mercede 96, dove non solo è caduta una parte di tetto che ha causato "la chiusura di un intero corridoio al terzo piano" (nessun ferito). Ma è qui che è stata "segnalata la presenza di roditori in prossimità della mensa e dell'asilo nido". In molti altri immobili, scrivono, i funzionari "si trovano ciclicamente a lavorare in ambienti troppo caldi, troppo freddi o comunque non adeguatamente vivibili". C'è il rischio influenza. In più, ci sarebbero numerosi problemi di "illuminazione e riservatezza" e di "infiltrazioni d'acqua dalle coperture" di certi palazzi storici.Fonti di Palazzo Chigi, sentite dal Foglio, confermano che sarà loro premura migliorare la qualità del lavoro. "Per contrastare la presenza di roditori sono stati potenziati gli interventi di derattizzazione", in aggiunta a "pulizie straordinarie" e una nuova "gestione dei rifiuti, con trasferimento dell'isola ecologica in un'area chiusa e attivazione del ritiro quotidiano dei rifiuti in collaborazione con l'Ama". Poi, sempre nella sfortunata sede di via Mercede 96, sono stati avviati "lavori urgenti e verifiche tecniche approfondite sull'intera copertura" del tetto, in collaborazione con il ministero dei Trasporti, che sta effettuando "interventi specialistici per garantire la sicurezza dell'edificio e del personale".Dall'amministrazione dicono che stanno lavorando anche per limitare la presenza delle vespe: "In via della Ferratella in Laterano prosegue il monitoraggio dei nidi di vespe, con interventi di disinfestazione coordinati insieme ai condomìni vicini e al comune, oltre ad azioni mirate per individuare e rimuovere i vespai nelle aree più sensibili". Problemi risolvibili, quindi.Resta il nodo smart working, che è il tema che è riuscito a mobilitare la stragrande maggioranza dei lavoratori. Palazzo Chigi ha deciso di tagliare il lavoro da remoto per una questione di "specificità della presidenza del Consiglio dei ministri". Una spiegazione che non è andata giù a nessuno. Anzi. "È una chiara scelta politica", dice un dipendente al Foglio. Secondo loro, si tira in ballo il "falso mito del dipendente pubblico fannullone", per giustificare "una decisione che chiaramente ha preso Meloni, o quantomeno ha condiviso". Il bersaglio, in fondo, è la premier. Oltre all'Usb, anche la Cgil si è mobilitata per chiedere un giorno in più di lavoro da remoto. "Sia noi che la Usb abbiamo fatto la stessa proposta ai piani alti, ma non sappiamo i motivi che hanno spinto il sindacato di base ad agire in autonomia", dicono fonti della Cgil. "Forse fa comodo isolarci, ma sono supposizioni. Dovreste parlare con loro, non chiederlo a noi". Il dente è avvelenato anche tra sindacati.Da Chigi rispondono così, istituzionalmente: "La scelta della presidenza del Consiglio sul lavoro agile tiene conto delle esigenze operative dell'amministrazione", legate, scrivono, "a funzioni di coordinamento e attività urgenti". E continuano: "Allo stesso tempo, vengono rafforzate le tutele per lavoratori fragili, persone con disabilità, genitori con figli minori, lavoratrici in gravidanza e caregiver. È previsto inoltre un monitoraggio periodico degli effetti delle nuove misure". La sensazione è che anche questa risposta non soddisferà le sigle.Ieri si è tenuta un'assemblea della Cgil per discutere del problema e per rinnovare la disponibilità a muoversi insieme con gli altri sindacati. "Uniti si vince". Prima di arrivare allo sciopero, spiegano, cercheranno una mediazione. Sarà un po' l'estrema ratio. E hanno provato a convincere anche Usb, ma evidentemente senza successo. Da Chigi spiegano che il confronto c'è: "Per quanto riguarda la contrattazione, prosegue il negoziato per il rinnovo del Ccnl 2022-2024, con nuovi incontri fissati da Aran il 27 maggio e l'8 giugno". Tradotto dall'ufficiese, tutto può essere ancora modificato. Si spera senza topi.
A Palazzo Chigi troppi topi e poco smart working. Usb e Cgil pronti allo sciopero contro Meloni
Ratti, vespe orientali, cacche di piccione negli uffici e un ambiente poco salubre agitano i dipendenti. Ma la contesa riguarda anche il lavoro da remoto. L'Unione sindacale di base incrocia le braccia il prossimo 11 giugno. Fonti del governo replicano: interventi già in corso e contrattazione aperta. La roccaforte rossa in casa della premier






