C’è un’immagine che per Ilaria Cucchi sembra impossibile da ignorare: un uomo fermato per strada, le botte durante il controllo, le ferite spiegate nei verbali come conseguenza della sua stessa agitazione. Per questo, nei prossimi giorni, la senatrice di Avs presenterà un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sul caso dei sei poliziotti indagati dalla procura di Roma accusati del pestaggio di un cittadino cubano vicino alla stazione Termini e poi all’interno del commissariato Viminale, avvenuto lo scorso 27 agosto.
Non c’è un morto, e il paragone con il fratello, Stefano Cucchi si ferma lì. Ma nell’inchiesta coordinata dal pm Ambrogio Cassiani riaffiorano elementi che inevitabilmente e riportano a quella storia: un fermo che, secondo gli investigatori, degenera senza motivo, la violenza che continua anche negli uffici di polizia, poi i verbali che provano a raccontare altro. A coprire tutto, secondo l’accusa, una resistenza a pubblico ufficiale costruita dopo, messa nero su bianco in annotazioni di servizio che oggi la procura considera false.
La ricostruzione
Il 27 agosto l’uomo viene fermato tra i trolley dei turisti e il caos di via Gioberti. Mostra i documenti, non scappa, non aggredisce nessuno. Eppure, nei video acquisiti dalla squadra mobile si vedrebbe il controllo trasformarsi rapidamente in un pestaggio: mani schiaffeggiate, un ceffone in faccia, le manette. Poi il trasferimento al commissariato Viminale, dove – secondo chi indaga – arrivano altri colpi. Un pugno gli apre il sopracciglio.







