La missione dell’alpinista giordano-palestinese Salameh e del filmmaker italiano Avezzano
Tra il ghiaccio, il vento sottile e il silenzio estremo dell’Himalaya, un piccolo aquilone ha attraversato il cielo più alto della Terra. Non portava loghi, bandiere di conquista o simboli di gloria personale. Portava parole. Disegni. Sogni scritti a mano dai bambini di Gaza.
Il 21 maggio 2026, alle 10:48 del mattino, il cosiddetto “Kite of Dreams” ha raggiunto la vetta dell’Everest, a 8.849 metri di altezza. A compiere l’impresa sono stati l’alpinista giordano-palestinese, Mostafa Salameh e il filmmaker e alpinista italiano, Leonardo Avezzano, protagonisti della spedizione internazionale, “Rising Dreams”. Un gesto simbolico, politico e profondamente umano: portare sul “tetto del mondo” le voci dei bambini palestinesi che continuano a vivere sotto le bombe, tra macerie, fame e paura.
Il messaggio dalla cima dell’Everest
“La missione non è mai stata una questione di stare in cima al mondo; si trattava di portare lì i sogni di Gaza”. Con queste parole Mostafa Salameh ha raccontato il senso della spedizione. Un progetto nato non come sfida sportiva, ma come atto di testimonianza internazionale nel pieno della guerra nella Striscia.









