Il calcio portoghese vive di gerarchie abbastanza stabili da sembrare naturali. Benfica, Porto, Sporting e poi le altre. Ogni tanto qualcuno prova a disturbare le tre protagoniste, ma quasi mai abbastanza da farlo davvero. Per questo la vittoria del Torreense nella Taça de Portugal non è soltanto una sorpresa. È un piccolo incidente nel sistema quasi perfetto dell’oligopolio del calcio lusitano.Il club di Torres Vedras, arrivato terzo in seconda divisione, ha battuto lo Sporting 2-1 dopo i supplementari e si è preso un posto diretto in Europa League. Non succedeva da decenni che una squadra fuori dall’élite entrasse così violentemente dentro il racconto del calcio portoghese. E soprattutto non succedeva a una società che, nella sua storia, la Primeira Liga l’ha vista appena sei volte. L’ultima all’inizio degli anni Novanta, quando il calcio europeo non era ancora diventato una macchina industriale alimentata dai soldi delle coppe Uefa.La finale del Jamor è finita nel modo in cui finiscono certe partite quando la favorita smette lentamente di capire perché non riesce a vincerle: il Torreense segna subito con Kevin Zohi, lo Sporting pareggia con il colombiano Luis Suárez e pensa che prima o poi il talento rimetterà tutto in ordine. Invece arriva l’espulsione di Maxi Araújo, e la partita cambia inerzia di colpo. Al 113’ Stopira si presenta sul dischetto e segna il rigore che sposta tutto. Qui la storia diventa interessante davvero. Perché Stopira non è soltanto il capitano del Torreense. È un difensore di trentasei anni, capoverdiano, uno di quei giocatori che normalmente attraversano il calcio senza lasciare tracce fuori dalla propria categoria.E invece finisce per decidere la notte più importante della storia del club. Nessuna esultanza isterica, soltanto un rigore tirato potente e centrale come se certe cose dovessero succedere per forza. Aveva già festeggiato la convocazione ai prossimi mondiali americani la settimana scorsa. Ora chiude maggio vivendo il mese perfetto.L'esultanza di Stopira dopo il gol che ha deciso la Coppa del Portogallo (foto di Tiago Petinga per EPA via Ansa)A Torres Vedras, settantamila abitanti a nord di Lisbona, il calcio è sempre rimasto una faccenda importante, ma mai così centrale nella vita della cittadina visto che tutto gira intorno al Carnevale. Il Torreense aveva già giocato una finale di coppa, nel 1956, perdendola contro il Porto. Per il resto, decenni di campionati minori, promozioni mancate, ritorni nell’anonimato. Una squadra di provincia nel senso più portoghese del termine: identità forte e tanti ricordi figli di chi mantiene viva la memoria . Eppure adesso il club si ritrova improvvisamente dentro un territorio che non gli apparteneva: l’Europa League, come Milan e Juventus. E la cosa più assurda è che il Torreense non ha ancora finito la sua stagione: è ancora in corsa per salire in Primeira Liga attraverso i playoff.La lega portoghese ha dovuto persino spostare la sfida contro il Casa Pia per evitare la sovrapposizione con la finale di coppa. In pochi giorni il club si gioca contemporaneamente la promozione e l’Europa. Una frase che fino a un mese fa, a Torres Vedras, sarebbe sembrata al massimo una battuta da fare tra gli amici più intimi.C’è qualcosa di profondamente europeo in questa storia. Non nel senso romantico delle favole calcistiche vendute in televisione, ma in quello più concreto delle gerarchie che ogni tanto si incrinano. Il Torreense non ha cambiato il calcio portoghese e forse non lo farà mai. Ha fatto una cosa più rara: ha costretto tutti ad accorgersi della sua esistenza. E forse è proprio questo il punto. Le coppe nazionali sopravvivono ancora perché permettono incidenti come questo. Novanta minuti in cui la traiettoria del pallone perde la propria precisione, la categoria di appartenenza smette di contare e una squadra di Segunda Liga può ritrovarsi a giocare in Europa senza chiedere il permesso a nessuno.
Il fuori copione della Torreense. Ci sarà una squadra di B in Europa League l'anno prossimo
Una squadra di Segunda Liga batte lo Sporting, vince la Taça de Portugal e si prende l’Europa League. A Torres Vedras, città famosa per il Carnevale, non hanno vinto solo una coppa: festeggiano l’irruzione del calcio di provincia dentro l’élite europea. E l’idea che, tra qualche mese, al loro stadio possano arrivare Milan e Juventus.










