La prima Ferrari elettrica della storia è un’auto coraggiosa. Un’auto che rompe con il passato e inaugura un futuro che magari i vecchi appassionati della Casa non vorranno frequentare, ma che potrebbe invece rappresentare il porto d’arrivo per chi ama la tecnologia, l’innovazione, il silenzio. Non si sentiva il bisogno di una Ferrari elettrica, ma era giusto scrivere una nuova pagina della storia, andare a occupare uno spazio che un giorno potrebbe diventare realtà e non più fantasia. Luce ti abbaglia perché è una Ferrari mai vista prima, anzi è un’auto mai vista prima. Resti a bocca aperta e ti viene da dire: questi sono impazziti. I primi commenti sui social non sono stato gentili. La prima risposta della Borsa a Milano è stata ancora più dura. Luce non è piaciuta agli appassionati e non è piaciuta al mercato. Ci vorrà un po' di tempo per capirla, per spiegare quanta tecnologia c’è sotto un vestito che non è piaciuto quasi a nessuno.D’altra parte Luce è una Ferrari elettrica a quattro porte, cinque posti, lunga ben più di cinque metri. Con forme che non hanno nulla a che vedere con la storia, anche se i fari posteriori rotondi possono richiamare la Modena. D’altra parte questa Ferrari non esce dalla matita di Flavio Manzoni, ma dai computer di chi fino a pochi anni fa aveva disegnato l’iPhone, la LoveFrom di Sir Jony Ive e Marc Newson. Per questo c’è chi l’ha già soprannominata la Apple Car con il Cavallino. “La silhouette della vettura è definita dalla glass house, forma senza compromessi simile a quella di una conchiglia. Le appendici flottanti all’anteriore e al posteriore contribuiscono a prestazioni aerodinamiche di assoluta eccellenza”, raccontano per spiegare le forme che consentono alla Ferrari Luce di avere un Cx di 0,254, il minor coefficiente di resistenza mai raggiunto a Maranello. Luce è lunga (5.026 mm), larga (1.999 mm) e pesante (2.260 kg), ma grazie ai quattro motori elettrici ha 1.050 cavalli e scatta da 0 a 100 all’ora in 2”5 arrivando a superare i 310 orari con un’autonomia di 530 chilometri. Numeri che non bastano a raccontate l’emozione trasmessa anche da questa Ferrari. Per quello è molto più significativo vedere la faccia che hanno fatto Leclerc e Hamilton dopo averla provata a Balocco il 24 aprile. Sulla pista delle Langhe si sono divertiti a spremerla insieme a Raffaele De Simone, il principe dei collaudatori della Casa. La loro espressione estasiata dopo averla provata racconta tanto, se non tutto. Quegli sguardi sorpresi, quei sorrisi convinti, sono il miglior biglietto da visita della Luce. Se si sono divertiti così loro… Quanto sia importante Luce per il presidente Elkann lo raccontano due particolari: ha voluto essere lui ad aprire la serata di presentazione sotto la Vela di Calatrava e lo ha fatto con moglie e figli seduti in prima fila. Questa è davvero la sua Ferrari, un ponte tra la tradizione e il futuro: “Con Ferrari Luce ridefiniamo ancora una volta i limiti del possibile - ha detto - Oggi non presentiamo soltanto una nuova vettura, ma inauguriamo un capitolo che trasforma la nostra visione in realtà, rafforzando la tradizione Ferrari di anticipare e plasmare il futuro. Un simile passo avanti nell’innovazione di prodotto non poteva che nascere da un’innovazione di processo: per questo abbiamo scelto di intraprendere nuove collaborazioni, come quella con LoveFrom per il design. E, come sempre, la nostra ricerca ed eccellenza ingegneristica sono state messe al servizio delle emozioni di guida, senza compromessi. Roma, luogo simbolo della nostra prima vittoria, diventa il punto di partenza per una Ferrari che illumina il futuro e apre nuovi orizzonti.” Luce è una macchina che nasconde 60 brevetti ed è diventata realtà dopo 5 anni di lavoro e 330 ore in galleria del vento (80 con modelli in scala 1:1) e migliaia di chilometri in pista e in strada in ogni condizione. “Fin dall’inizio, Ferrari è stata un’idea prima ancora che una macchina - ha detto il presidente - Un’idea di spingersi oltre. Di ciò che viene dopo. Di creare ciò che non è mai stato creato. Tutto ciò che facciamo riguarda il futuro. Non qualcosa che aspettiamo. Qualcosa che creiamo. Una direzione che scegliamo”. Il futuro, ecco dove vuole arrivare Luce. Ma lo fa senza disconoscere il passato, senza sostituire nessuna delle auto in gamma. Va ad aggiungersi alle altre Ferrari. È semplicemente una nuova Ferrari per dei nuovi ferraristi perché è difficile che gli amanti dei 12 cilindri aspirati si mettano in coda per averla.“Siamo convinti che un’azienda dimostri la sua leadership quando ha il coraggio di osare e di affrontare la sfida delle nuove tecnologie. Ferrari Luce nasce proprio da questa sfida, offrendo una nostra inedita visione dell’elettrificazione”, ha aggiunto l’amministratore delegato Benedetto Vigna. I numeri raccontano una macchina da 1.050 cavalli, 0-100 in 2,5 secondi, oltre 310 km/h di velocità massima e più di 530 chilometri di autonomia. Ma la vera sfida non era costruire un’elettrica veloce, un’auto che ti schiacciasse sul sedile a ogni accelerazione come una qualsiasi auto elettrica. La sfida era creare un’auto che conservasse le caratteristiche della Ferrari. Un’auto che trasmettesse emozioni alla guida. Da ferma non ha emozionato, ma a vedere i piloti pare che guidandola trasmetta sensazioni da vera Ferrari. La sfida era proprio quella di creare emozioni. Per questo Ferrari ha lavorato su dinamica, sensazioni e perfino sul suono che fortunatamente non è artificiale. La Luce utilizza quattro motori elettrici indipendenti, uno per ruota, con una sofisticata gestione elettronica della coppia che promette una precisione di guida mai vista prima su una Ferrari stradale. Le quattro ruote sterzanti, le sospensioni attive e il nuovo sistema Vehicle Control Unit coordinano tutto 200 volte al secondo. In pratica, ogni ruota “ragiona” autonomamente per adattarsi alle richieste del pilota e alle condizioni della strada. Promette di essere una Formula 1 trasferita su un’auto di serie, ma senza il rumore della combustione. Ed è proprio il suono uno dei punti più delicati. Ferrari sa bene che una parte del mito nasce dall’acustica dei suoi motori definiti da von Karajan, una sinfonia irripetibile da qualsiasi orchestra. Per questo gli ingegneri hanno evitato effetti artificiali da videogame. Il sistema sviluppato a Maranello amplifica vibrazioni e armoniche reali generate dagli assali elettrici, trasformandole in una nuova firma sonora. Non una simulazione di un V8 o di un V12, ma qualcosa di diverso, pensato per accompagnare la guida senza tradire l’autenticità meccanica. Gli interni sono eleganti, tutti in vetro, pelle ed alluminio riciclato. Moderni, ma con un certo sapore antico grazie ai tasti ce testano fisici e non a sfioro. Non ci sono troppi schermi. La Ferrari non deve emozionare con degli effetti speciali. L’attenzione deve restare sulla guida e sulle emozioni. Speriamo che in movimento ne trasmetta di diverse da quelle suscitate da ferma.
Della Ferrari Luce non si sentiva il bisogno, ma è un'auto coraggiosa che vuole arrivare al futuro
Con la sua prima elettrica Marranello scrive una nuova pagina. Ci vorrà del tempo per capirla, come dimostrano la risposta della Borsa e i commenti social. Ma per il presidente Elkann e per l'azienda è la dimostrazione che è possibile osare e affrontare la sfida delle nuove tecnologie. A partire dalla nuova firma sonora che riadatta l'acustica dei suoi mitici motori










