La pianta della carrubba ha una radice forte e simbolica in Sicilia. Emblema di quella resistenza e di quel riscatto che il Teatro Stabile di Catania insegue da tempo. E così per proseguire il rilancio si affida a Salvatore Carrubba, nominato ieri presidente del Consiglio d’amministrazione, catanese, giornalista, editorialista, già direttore di Mondo Economico e de Il Sole 24 Ore, assessore alla Cultura del Comune di Milano nelle giunte Albertini (da indipendente), che ha ricoperto importanti incarichi istituzionali nel mondo della cultura, del teatro e dell’università, presidente del Cda del Piccolo Teatro di Milano, dell’Accademia di Brera e del Collegio delle università Milanesi.

Per Carrubba, catanese da 60 anni a Milano, è un ritorno alle radici. «Sono grato al sindaco per questa opportunità di tornare a Catania in una istituzione culturale importante per la città, dove ho legami affettivi, professionali, tanti ricordi. Sono sicuro che con il direttore Marco Giorgetti, che conosco da tempo, continueremo quel lavoro di rilancio che il Teatro ha avviato». Come immagina il futuro dello Stabile? «Credo che il teatro parli un linguaggio universale e che abbia la capacità di interessare tanti pubblici. Non bisogna mai rinunciare alla propria storia, alla propria tradizione, e nel contempo aprire alle esigenze che nascono dalla società e dai nuovi pubblici. Non conosco la situazione a Catania, ma a Milano il teatro di prosa attrae molto i giovani forse anche come reazione alla digitalizzazione delle nostre vite. E, poi, dopo il covid c’è stato il bisogno di recuperare una dimensione sociale, di condivisione di emozioni».