Nei giorni scorsi sono uscite indiscrezioni sul fatto i vertici dell’Ue stanno considerando di mettere in campo margini di flessibilità per le spese energetiche, almeno finché la situazione in Medio Oriente non tornerà alla normalità. Bisognerà vedere in concreto come si svilupperà questo confronto, ma intanto il Coordinamento Free fa sapere che considera positiva l’apertura di un confronto europeo su una possibile flessibilità per le spese energetiche, purché la deroga sia mirata e vincolata a investimenti strutturali. Questo sembra essere l’orientamento di Ecofin, emerso da alcune ricostruzioni giornalistiche, ma la cautela è d’obbligo. La crisi dei prezzi dell’energia non può essere affrontata con misure emergenziali ripetute o con sussidi generalizzati: serve una risposta rapida, ma capace di ridurre in modo permanente e strutturale la dipendenza dell’Italia dal gas e dalla volatilità dei mercati internazionali.
La Commissione europea sta esaminando la richiesta italiana di estendere anche all’energia la clausola di salvaguardia già prevista per la difesa, ma ha ribadito che eventuali misure devono essere temporanee, mirate e non devono aumentare la domanda di combustibili fossili. È una cornice che Free condivide appieno perché la flessibilità ha senso solo se produce più efficienza energetica, più elettrificazione negli usi industriali e domestici, più rinnovabili, più reti e più accumuli. Le prime stime parlano di un ordine di grandezza intorno ai 3 miliardi per una misura basata su fondi Ue già disponibili e fino a circa 4,6 miliardi nello scenario relativo alla flessibilità di bilancio.










