Tra Stati Uniti e Iran c’è tutto tranne che una distensione. Mentre la diplomazia prova a fare i suoi passi - e un accordo negli ultimi giorni è sembrato spesso a un passo dall’essere firmato - Donald Trump decide di effettuare raid (mirati) su un sito di missili e navi, mentre Mojtaba Khamenei pronuncia parole di fuoco contro i nemici storici di Teheran: Washington, ma anche Tel Aviv.L’Iran e il mondo islamico, ha detto oggi la Guida suprema in un discorso diffuso in occasione il pellegrinaggio annuale a La Mecca, l’Hajj, continueranno a fare di “morte all’America e a Israele” le proprie parole d’ordine. "Diventeranno gli slogan ricorrenti della umma islamica e degli oppressi di tutto il mondo, specialmente tra i giovani”. "Il regime sionista, ormai scosso, e il tumore canceroso di Israele si stanno avvicinando alle fasi finali della loro miserabile esistenza e, per grazia di Dio, e in accordo con le parole decisive e lungimiranti pronunciate dieci anni fa dal nostro magnanimo leader martirizzato (che Dio santifichi la sua anima pura), non vivrà altri venticinque anni", ha aggiunto.Poi un messaggio per Washington, che per Khamenei non avrà più un “rifugio sicuro” in Medio Oriente senza lo “scudo” per le sue basi nella regione costituito dai Paesi del Golfo. "Le lancette del tempo non tornano indietro, e le nazioni e i territori della regione non fungeranno più da scudo per le basi americane. L'America non avrà più un rifugio sicuro per il male o per l'istituzione di basi militari nella regione", ha affermato sul suo canale Telegram.Parole armate, mentre anche le armi tornano a riparlare. Nella notte infatti gli Stati Uniti hanno colpito il Sud dell’Iran per “autodifesa”, come ha riferito il Centocom americano, centrando un sito per il lancio di missili e navi iraniano che cercavano di collocare mine nello Stretto di Hormuz. "Le forze americane hanno condotto attacchi di autodifesa nell'Iran del sud per proteggere le truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane - ha detto il portavoce del Centcom Timothy Hawkins in una nota a Cnn -. Fra gli obiettivi figuravano un siti per il lancio di missili e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine. Continueremo a difendere le truppe pur se con moderazione durante il cessate il fuoco", ha aggiunto. Gli attacchi, secondo Al Arabiya, avrebbero causato quattro morti.“Se verremo attaccati, i nostri attacchi saranno più duri, più intensi e più potenti - la replica di Teheran, per bocca del portavoce di alto livello delle forze armate, Abolfazl Shekarchi -. La nostra risposta andrà oltre la regione. L’obiettivo è già stato individuato ed è pronto. La risposta a qualsiasi nuova aggressione sarà diversa. Se impediranno le nostre esportazioni, l'Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione".In questo contesto, il segretario di Stato Usa Marco Rubio manifesta un moderato ottimismo e dice che, in fondo, “un accordo con l’Iran è ancora possibile, nonostante gli ultimi attacchi statunitensi contro siti missilistici nel sud del Paese". Lo sostiene il segretario di Stato americano. "Oggi si sono tenute alcune discussioni in Qatar, quindi vedremo se riusciremo a compiere progressi. Penso che le discussioni ruotino molto attorno alla formulazione precisa del testo iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni", ha dichiarato Rubio a Jaipur, durante una visita ufficiale in India. "Il presidente ha espresso la sua volontà di raggiungere un accordo. O concluderà un accordo, o non ci sarà alcun accordo" ha sottolineato. E Hormuz? “Sarà aperto, in un modo o nell’altro. Quello che sta succedendo lì - ha concluso - è illegittimo ed è insostenibile per il mondo” ed è “inaccettabile.Sul tema dell’uranio, uno dei punti nodali delle difficili trattative tra Washington e Teheran, Trump ha scritto - più un auspicio che una prospettiva oggi praticabile - che verrà consegnato “immediatamente” dall’Iran agli Stati Uniti “per essere riportato in patria e distrutto”. In uno dei suoi post su Truth, il presidente Usa ha aperto a una soluzione alternativa “preferibile, in collaborazione e coordinamento con la Repubblica Islamica dell'Iran": distruggerlo in loco "o in un altro luogo accettabile, con la Commissione per l'Energia Atomica, o suo equivalente, presente come testimone di questo processo e di questo evento".Di fronte a un cessate il fuoco che traballa, è intervenuta anche la Cina per sollecitare le “le "parti interessate a rispettare i loro impegni per il cessate il fuoco", a procedere per una "soluzione delle controversie con mezzi pacifici", a "proseguire il dialogo per arrivare a una soluzione che tenga conto delle preoccupazioni legittime di tutte le parti" e - ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning - a "lavorare per il rapido ripristino della pace nella regione del Golfo e nel grande Medio Oriente".