Almirante? "Era un razzista e del suo razzismo non si è mai pentito". È questo il ritornello che viene ripetuto a sinistra dopo che Giorgia Meloni e Ignazio La Russa hanno ricordato il leader del Msi nell’anniversario della sua mortedi Alberto Busaccamartedì 26 maggio 20263' di letturaAlmirante? «Era un razzista e del suo razzismo non si è mai pentito». È questo il ritornello che viene ripetuto a sinistra dopo che Giorgia Meloni e Ignazio La Russa hanno ricordato il leader del Msi nell’anniversario della sua morte. Chiariamolo subito, è vero che Almirante è stato razzista. Ha lavorato al periodico La Difesa della razza, come segretario di redazione, e ha scritto in prima persona articoli inequivocabili. «Il razzismo», sosteneva ad esempio nel numero del 5 maggio 1942, «ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore». Altrimenti, spiegava, «finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei». LA CONDANNA C’è altro da aggiungere? Sì, c’è altro da aggiungere. Perché non è vero che da queste sue posizioni il segretario della Fiamma non abbia mai preso le distanze. Per chi ha voglia di andarlo a sentire direttamente, si trova ancora su internet, su YouTube, un video interessante intitolato “Giorgio Almirante sostiene Israele”.Qui il fondatore del Movimento sociale, rispondendo a una domanda sullo Stato ebraico, analizzava nel dettaglio proprio il suo passato razzista. «I miei sentimenti personali», spiegava, «non sono quelli dell’ex persecutore che si pente, perché in verità non ho perseguitato nessuno. Sono stato senza alcun dubbio, nel 1938, uno dei pochi giornalisti italiani che hanno aderito alle tesi razziste che furono enunciate ufficialmente dal regime e sono stato per qualche tempo il segretario di redazione della rivista La difesa della razza. In tale qualità ho scritto articoli che erano intonati senza alcun dubbio al giornale sul quale scrivevo e agli orientamenti politici del tempo. Ho avuto occasione disinteressata di dire, nel Dopoguerra, che la sola parte del mio passato politico che mi sentivo non di correggere, non di emendare, non di rivedere in senso autocritico, perché questo riguarda tutto quanto quello che è successo, ma la sola parte del mio passato politico che mi sentivo di ripudiare era quella, perché si è compiuto in me un esame critico di coscienza che mi ha portato a queste leali dichiarazioni». Poi, rispetto allo Stato di Israele: «Reputo la sua battaglia coraggiosa e civile, una battaglia di pochi contro molti, una battaglia per la libertà di cittadini che hanno il diritto di vivere in pace nel proprio Paese». Insomma, come è accertato che Almirante sia stato razzista, è altrettanto accertato che da quelle posizioni si è poi allontanato, condannandole in modo chiaro.IL SIGNOR ALLONI E non è ancora tutto. È interessante, per inquadrare in modo completo il rapporto tra Almirante e gli ebrei, leggere anche la pagina a lui dedicata dell’enciclopedia Treccani, pagina a cura dello storico Giuseppe Parlato. «Nei giorni dell’insurrezione», cioè nel 1945, «Almirante trovò rifugio a Milano nell’abitazione di Emanuele Levi, un amico ebreo e compagno di scuola a Torino, il quale così restituiva la cortesia al vecchio amico che lo aveva nascosto, durante la Rsi, nei locali del ministero all’insaputa del ministro Mezzasoma. Anzi, Almirante aveva anche cercato di evitare al padre di Levi la deportazione in Germania, dove poi era morto. Successivamente, l’amico ebreo lo ospitò a Torino, presentandolo a un ingegnere titolare di un’azienda di motorini elettrici, che Almirante andava a vendere in giro per Torino e provincia sotto il falso nome di Alloni». Cosa si ricava da questa storia? Forse, banalmente, che la realtà è un po’ più complicata di come la sinistra ce la vuole raccontare...
Così Almirante fece autocritica: "Ripudio il mio passato razzista" | Libero Quotidiano.it
Almirante? «Era un razzista e del suo razzismo non si è mai pentito». È questo il ritornello che viene ripetuto a sinistra dopo che ...












