Lo sapevi che l’Italia è uno dei Paesi europei dove il lavoro dipendente viene tassato di più? È proprio così. Ogni mese milioni di lavoratori vedono arrivare lo stipendio in busta paga senza sapere davvero quanto sia costato all’azienda e, soprattutto, quanto denaro venga “assorbito” da tasse e contributi prima ancora di arrivare sul conto corrente.

Il meccanismo si chiama cuneo fiscale ed è la differenza tra ciò che l’impresa spende complessivamente per un dipendente e ciò che il dipendente riceve realmente in tasca. Ed è proprio qui che emerge il paradosso: lo stesso Stato che applica una pressione fiscale molto elevata sul lavoro ha previsto, nella normativa italiana, strumenti completamente esentasse che possono aumentare concretamente il potere d’acquisto dei lavoratori.

Parliamo di strumenti assolutamente legali, previsti dal TUIR e utilizzati da migliaia di aziende: buoni pasto, buoni acquisto e piani di welfare aziendale. Attenzione, non si tratta di “scappatoie fiscali” o artifici contabili: sono benefit riconosciuti dalla legge e incentivati dal legislatore per migliorare il benessere dei dipendenti.

Eppure, moltissimi lavoratori non ne conoscono l’esistenza oppure non sanno di averne diritto. Il risultato?