Il tribunale si è riservato sulla richiesta di sorveglianza speciale per un’attivista ventunenne pro Pal. Il provvedimento è stato richiesto dalla Questura e prevede anche l’obbligo di dimora in città nei confronti della ragazza, da mesi in prima fila nelle manifestazioni per la Palestina (aveva preso parte anche alla celebrazione della strage di Hamas del 7 ottobre vietata dal Viminale) e nelle proteste contro la realizzazione del Museo dei bambini e delle bambine al Pilastro. La decisione del tribunale è attesa in 60 giorni.

"Abbiamo ripercorso un po’ le motivazioni della richiesta – ha spiegato la legale dell’attivista, Marina Prosperi – soprattutto in relazione al fatto che probabilmente la posizione della persona in questo caso è un po’ anomala rispetto a questa tipologia di misure, che vengono chieste per uomini maltrattanti e ladri seriali, oltre che mafiosi". Prosperi ha evidenziato come la sua assistita fa "solo dell’attivismo politico" e nei suoi confronti ci sono già state una serie di misure richieste dalla Procura, ma poi respinte. "C’è solo un piccolo precedente già risolto con una messa alla prova per altro definita in maniera totalmente positiva".

Tra gli episodi contestati alla giovane attivista, "ciò che è avvenuto nel parco del Pilastro e ciò che è avvenuto nel corso delle manifestazioni pro Pal". Tra queste, anche il blocco stradale del 22 settembre scorso e l’accusa di aver scritto ‘Free Gaza’ in occasione della partita di basket tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv. Durante l’udienza, davanti all’ingresso del tribunale di via Farini, una cinquantina di attivisti, sorvegliati dalla Digos e dalle forze dell’ordine, hanno dato vita a un presidio di solidarietà con bandiere palestinesi e striscioni.