Le borse dei principali mercati finanziari mondiali stanno raggiungendo livelli record. A Wall Street lo S&P 500 ha superato la soglia dei 7.500 punti. La Borsa di Milano ha toccato, dopo 26 anni, i 50 mila punti. Il Dax tedesco si mantiene su livelli molto elevati. Mentre le borse di Cina, Giappone e Gran Bretagna registrano crescite in linea con il rialzo generalizzato degli asset finanziari globali.
Tutto questo accade mentre la crisi del Golfo Persico resta avvolta nell’incertezza, senza che si riesca a comprendere come e quando potrà concludersi. Il prezzo del petrolio si attesta sui 109 dollari al barile, mentre quello del gas naturale oscilla intorno ai 52-53 euro/mwh.
Prezzi elevati di petrolio e gas significano inflazione più alta, consumi più deboli, tassi di interesse crescenti e la prospettiva di un lungo periodo di stagflazione destinato a sconvolgere gli equilibri economici mondiali, con effetti devastanti sui conti pubblici di tutti i Paesi, soprattutto di quelli maggiormente indebitati.
Dai mercati all’economia reale
Oggi, diversamente dal recente passato, assistiamo a una profonda divaricazione tra l’andamento dei mercati finanziari globali e quello dell’economia reale. Per qualsiasi cittadino è difficile comprendere la ragione dello straordinario scintillio delle borse mondiali, mentre le prospettive dell’economia reale sembrano peggiorare sotto il peso del rischio geopolitico legato alla crisi dello stretto di Hormuz e all’imprevedibilità del presidente Trump, tanto per gli Stati Uniti quanto per il resto del mondo.







