PERUGIA - "Non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione". Lo rende noto il procuratore generale di Perugia alla luce del confronto con il procuratore aggiunto, Gennaro Iannarone, e in relazione all’intervista rilasciata a La Verità dal difensore dell’avvocata Daniela Paccoi, accusata di concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. "Nell’ambito di questa indagine - ricostruisce Sottani - sarebbero state autorizzate intercettazioni dei colloqui con il cliente che, secondo quanto rappresentato dal difensore (l’avvocato Alessandro Cannevale, ndr), si sarebbero estese anche ad altri colloqui difensivi nonché a soggetti estranei al procedimento". Sottani, evidenziando che "mai in precedenza investito di tale questione" ha ricordato che ha "immediatamente attivato i propri poteri di vigilanza e ha proceduto all’acquisizione di dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti". Le informazioni sono state tempestivamente fornite dal procuratore perugino che "si è attivato per una ricomposizione del mosaico fattuale e tecnico in cui sono maturate le operazioni di captazione delle conversazioni nell’ambiente reclusorio nonché sulle modalità di riversamento in supporti telematici del materiale acquisito". All’esito delle notizie raccolte, "connotate da fisiologica provvisorietà", ribadisce Sottani, "può confermarsi che non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione. Per altro verso, se si dovesse effettivamente verificare la presenza di intercettazioni irrituali, se ne dovrà procedere alla loro distruzione, secondo le forme del codice di procedura penale". Intanto"abbiamo chiesto l’apertura di una pratica al Csm" dichiarano le consigliere laiche del Csm Claudia Eccher e Isabella Bertolini.