Vannacci, cosa? Ecco qual è la linea di FdI sul generale stivalone. Giovanni Donzelli, prenderete Vannacci in coalizione? “Per FdI quello che fa Vannacci è ininfluente. E lo ripeto: ininfluente. Io non mi presto al gioco dei giornali. Siamo un partito serio, di governo”. E’ vero che lo state contattando? “Perché dovremmo?”. Donzelli, responsabile di FdI, qual è la vostra opinione sul generale? E’ compatibile? “La mia opinione è che non serve parlarne. Vannacci serve ai giornali che lo stanno alimentando, che hanno bisogno di creare il mostro comunicativo per farci male. Io non alimento Vannacci, non serve. Vannacci non è Fini che si è separato da Berlusconi. Per cortesia!”.Al posto del generale Vannacci, il general Donzelli, lo spadaccino contro lo stivalone, la fiamma e il fuoco (di paglia). Pensano che sia pompato dai giornali, pensano che con Vannacci sia impossibile governare. Quello che pensa Fazzolari, l’Hegel di Meloni, è ancora peggio. Dice Donzelli che ragionare di Vannacci, ora, è solo un esercizio dei media, che Vannacci sì o Vannacci no, alle politiche, con la destra, è l’esercizio di chi vuole assemblare un personaggio per danneggiare il governo, Meloni. Donzelli, chi è Vannacci? “Chi è Vannacci non mi interessa, mi interessa cosa è FdI”. E’ vero che state provando ad avvicinarlo e farlo stare in coalizione? “E’ solo una fantasia. Con tutto il rispetto, un governo deve dare risposte, quelle che stiamo dando, e non preoccuparsi delle profezie che si autoavverano”. Vannacci è una profezia che si autoavvera? “Sono quei fenomeni che conosco, costruiti dai giornali, che a furia di parlarne diventano veri. Ha un solo candidato, in un comune, e non credo sia neppure suo, a Vigevano, e tutti a parlare di quel candidato. Ho rispetto, lo ripeto, ma non intendo dare fiato a più di un anno dal voto a qualcosa che esiste più sui media che nel paese, qualcosa che viene gonfiato a tavolino”.Vannacci non lo vuole la Lega, non lo vuole Forza Italia. Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia, alla Camera, è per la linea “ci sono valori non negoziabili e mi sembra chiaro che Vannacci non condivida i nostri valori”. Donzelli, anche lei crede che con Vannacci si vince e senza Vannacci si perde? “Possiamo essere onesti? Non sappiamo ancora come andremo a votare, manca oltre un anno e mezzo al voto, non sappiamo come si presenterà la sinistra. Perché FdI dovrebbe porsi un problema che non esiste?”. Vannacci non esiste? “Vannacci esiste sui retroscena. Esiste, ed è ampio, ma quello che sarà Vannacci non può stabilirlo un giornale. Sento parlare di numeri a caso”. Si parla di sei per cento, addirittura c’è chi dice sette. Risponde Donzelli: “Erano cifre che venivano attribuite a Gianfranco Fini e Fini era Fini, un uomo che aveva fatto politica da anni, conosciuto, stimato anche a sinistra. Parliamo di Fini, un simbolo della destra berlusconiana, allora usato dai giornali per fare male alla destra”. L’idea della destra è che alla fine scatterà il voto utile e che votare Vannacci vorrà dire votare Schlein. Per Donzelli si sta facendo confusione fra il Vannacci reale e il Vannacci percepito: “Il gioco è parlarne e costringere a farlo, ma detto con profondo rispetto, di Vannacci non me ne frega nulla. Governare, rispettare il programma, gli italiani sono i nostri migliori alleati”. Ps. Un consiglio ai fondatori di partito. Evitate la parola futuro. Il più nobile era quello di Fini (Futuro e libertà) un altro era quello di Luigi Di Maio (il suo primo gruppo si chiamava Insieme per il Futuro). Oggi abbiamo Vannacci, Futuro Nazionale, una carovana di reduci. E se avesse ragione Donzelli? Il più bel partito? Quello dei modesti. Ecco la risposta di Benedetto Croce a Pietro Nenni e al Psi che lo voleva presidente della Repubblica (è contenuta nel libro in uscita per Adelphi, un gioiello, dal titolo “Perdersi negli altri e nelle cose): “Sebbene da tre anni in qua, per dovere di cittadino, abbia prestato opera nella politica, ho sempre badato a tenerla nei confini e posso onestamente fare. L’ufficio al quale mi si vorrebbe chiamare esce troppo da questi limiti e mi fa gravemente sentire l’inadeguatezza a esercitarlo. Mi abbia con molti saluti. B.Croce”.