Quando Javier Milei arrivò alla Casa Rosada, nel dicembre del 2023, lo fece promettendo una rifondazione morale dell’Argentina. Non si presentava soltanto come un economista ultraliberista disposto a smantellare lo Stato sociale, ma come il vendicatore di una società esasperata dalla crisi permanente e dal peso della corruzione. Il suo bersaglio era “la casta”: politici, sindacalisti, imprenditori protetti, giornalisti e funzionari accusati di vivere alle spalle della popolazione. Il linguaggio antipolitico, aggressivo e moralizzatore fu decisivo per la sua vittoria. Milei riuscì a canalizzare una rabbia accumulata in anni di inflazione fuori controllo, sfiducia nelle istituzioni e distanza crescente dalla classe politica, che non sembrava in grado di risolvere i principali problemi quotidiani della popolazione. Ma oggi, a poco più di due anni dall’inizio del suo governo, proprio quel capitale morale appare incrinato da una serie di scandali che colpiscono il cuore del racconto libertario.
IL CASO PIÙ DELICATO è quello legato a $LIBRA, una criptovaluta promossa dallo stesso presidente e rapidamente collassata dopo una spettacolare impennata speculativa. La magistratura argentina – ma anche quella Usa – indaga su possibili reati di truffa, traffico di influenze e manipolazione finanziaria. Si parla di un contratto con Milei e sua sorella Karina di 5 milioni di dollari per il lancio pubblico del token.






