Il procurement enterprise ha imparato a valutare software, servizi cloud e piattaforme SaaS con strumenti sempre più maturi. Capitolati tecnici, analisi del total cost of ownership, SLA, clausole di sicurezza, audit sui fornitori e verifiche di compliance fanno ormai parte del mestiere. L’arrivo del software agentico, però, sposta il problema su un terreno più complesso. Non si acquista soltanto un’applicazione con funzionalità definite. Si introduce una capacità operativa che può interpretare contesto, usare strumenti, accedere a dati sensibili, prendere iniziative entro limiti predefiniti e, in alcuni casi, coordinare altre componenti autonome.Questo cambia il senso stesso della selezione. Prezzo, facilità d’uso e promessa di produttività restano importanti, ma non bastano se non sono accompagnati da auditabilità, osservabilità, controllo dei dati, chiarezza sulla catena dei fornitori e sostenibilità economica lungo il ciclo di vita. Il procurement non può più limitarsi a negoziare condizioni commerciali vantaggiose. Deve diventare un presidio di rischio, qualità architetturale e governo dell’autonomia.La difficoltà nasce dal fatto che il software agentico non è ancora una categoria standardizzata in modo stabile. Il mercato usa la stessa etichetta per prodotti molto diversi: assistenti AI con accesso a strumenti, agenti specializzati in singoli workflow, piattaforme di orchestrazione, sistemi multi-agente e soluzioni embedded in suite enterprise. Proprio per questo la valutazione deve essere più rigorosa.Quando il linguaggio commerciale è ampio, l’audit deve diventare più concreto.Indice degli argomenti:
Selezionare Agentic software: criteri di audit per procurement enterprise - AI4Business
Come selezionare Agentic software in ambito enterprise: nuovi criteri di audit per procurement, governance, dati, sicurezza, costi AI














