Con il sole non si parla di morte. Questo è il tempo delle vacanze, di staccare la spina, di aperitivi lunghi, di corpi performanti e abbronzati, di foto migliori da mostrare. Per il resto si può aspettare una piccola parentesi tra fine ottobre e inizi di novembre. Nascondiamo i nostri malati sotto il telo mare, nessuno vuole pensare a qualcosa di brutto adesso. Eppure, la vita accade. E la vita è fatta anche di morte e di malattia, senza aspettare che il clima sia il migliore per accoglierle, come farebbe una mediocre ma rassicurante sceneggiatura. A me, ad esempio, lo scorso maggio ha mostrato un conto salato, portandosi via mia madre, mostrandomi quanto male fa avere male mentre fuori il mondo ride alla primavera che lascia spazio all’estate.

E ho visto un altro lato dell’incoerenza, quello di una società che cerca un benessere psicofisico ma esclude da ogni possibilità di esistenza la morte. L’unica certezza che abbiamo viene espulsa dalla vita quotidiana. E così restiamo impreparati proprio davanti a ciò che ci riguarda tutti.

Eppure, in quel percorso che tutti in qualche modo conosciamo, quello del dire addio terreno a una persona amata, ci sono professionisti come Michela Spagnolo, psicologa e psicoterapeuta, che possono mostrare un’altra lettura delle cose, trasformando questa grande incoerenza sociale in un percorso. Nata a Pulsano (Taranto) e formatasi presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, business designer, Michela ha fondato «After», un progetto di supporto psicologico, formazione e consulenza su lutto, malattia e fine vita, per le persone e per le organizzazioni.