Roma, 25 mag. (askanews) – Delineano un quadro “estremamente preoccupante” i dati pubblicati dall’Efsa sull’avanzamento della peste suina africana in Europa. Lo sottolinea in una nota Assosuini. Nel 2025 i focolai sono aumentati sia nei suini domestici sia nei cinghiali selvatici, dimostrando come il virus sia tutt’altro che sotto controllo e come le misure adottate finora, soprattutto in alcuni territori, si stiano rivelando insufficienti.

Secondo il rapporto epidemiologico annuale dell’Efsa, i focolai nei suini domestici nell’Unione Europea sono cresciuti del 76% rispetto al 2024, arrivando a 585 episodi. Parallelamente, i casi nei cinghiali sono aumentati del 44%, raggiungendo quota 11.036, il dato più alto registrato dal 2021.

A rendere ancora più allarmante la situazione è il ritorno della PSA in Spagna dopo 31 anni di assenza: in Catalogna sono stati individuati nuovi casi nei cinghiali selvatici e le analisi genetiche non hanno trovato correlazioni dirette con i ceppi oggi circolanti in Europa. Questo significa che il virus continua a muoversi e a trovare nuove modalità di diffusione.

La maggior parte dei focolai nei suini domestici ha riguardato allevamenti di piccole dimensioni, ma il vero serbatoio epidemiologico resta la fauna selvatica. La Polonia da sola rappresenta quasi un terzo dei casi europei nei cinghiali, ma anche Italia, Romania, Slovacchia e Ungheria hanno registrato importanti picchi invernali.