L’invio della portaerei Nimitz a Cuba, l’incriminazione di Raúl Castro e gli scambi sempre più duri tra Washington e L’Avana alimentano i sospetti su una possibile escalation nei Caraibi. Per molti versi, gli ultimi sviluppi ricordano il copione andato in scena pochi mesi fa e che ha portato alla fine del regime venezuelano per come lo si conosceva. Ora, a più di sessant’anni dalla crisi del 1962, sarà il turno anche di Cuba?
Nella giornata di mercoledì 21 maggio, il South Command degli Stati Uniti ha confermato l’arrivo della Uss Nimitz (la più anziana portaerei in servizio nella US Navy, da cui l’intera classe prende il nome) nelle acque caraibiche antistanti Cuba. Da mesi il governo dell’isola è alle prese con una crisi energetica che sta rapidamente precipitando, mentre Washington sembra determinata a chiudere una volta per tutte la ultra-sessantennale partita con il regime fondato da Fidel Castro. Nel frattempo, il Dipartimento di Giustizia americano ha spiccato un mandato di arresto contro l’ex presidente cubano Raúl Castro, mentre il segretario di Stato Marco Rubio dichiara che le probabilità di una risoluzione pacifica delle controversie con l’Avana sono sempre più basse. Non sarà sfuggito ai più che queste dinamiche presentano più di un’analogia con quanto accaduto appena pochi mesi fa, sempre nel mar dei Caraibi. La sensazione di déjà vu è forte e quindi è lecito chiedersi: gli Usa si preparano a un’operazione Venezuela 2.0?











