Un missile caduto ad appena cento metri dalla casa dei suoi genitori, a Kiev. Lo racconta, in lacrime, la giocatrice ucraina Marta Kostyuk, testa di serie numero quindici, nella consueta intervista in campo post-partita dopo aver superato il primo turno al Roland Garros di Parigi, battendo, ironia della sorte, la tennista russa Oksana Selekhmeteva. «Sono incredibilmente orgogliosa di me stessa, penso sia stata una delle partite più difficili della mia vita». Due ore dopo, in conferenza stampa, mostra una foto sul telefonino, dove si vedono alte fiamme attorno a un edificio.
«Non ho un video, ma questa è l’immagine che ho ricevuto alle otto di mattina, me l’ha inviata mia madre». Non ha ancora parlato con i familiari, racconta, ma spiega di aver scambiato con loro qualche messaggio via chat. «Sono tutti vivi, in quel momento in casa erano in tre, e questo è quello che conta». Per questo, spiega, nonostante sia stata male tutta la mattina, alla fine ha deciso di scendere in campo. «Ho dovuto accettarlo, e francamente non sapevo cosa aspettarmi da me stessa, se sarei riuscita a concentrarmi o a controllare le mie emozioni, i miei pensieri. Certo, ci sono stati dei momenti duri durante la partita ma non ho mai pensato al ritiro. Al contrario, sono contenta di aver giocato. Tutti i miei pensieri e il mio cuore in questo momento sono rivolti al popolo ucraino. Il mio esempio più grande sono loro».










