Ci sono libri che arrivano nel momento giusto. L’Internazionale reazionaria. Dall’America Latina all’Europa le reti della nuova destra di Donato Di Santo è uno di questi. Non è soltanto un saggio politico: è una lettura indispensabile per capire la fase storica che attraversano Europa e America Latina.
Nella prefazione Peppe Provenzano coglie il punto centrale: il subcontinente latinoamericano non è più una periferia geopolitica dell’Occidente, ma uno dei luoghi decisivi dello scontro globale tra democrazia e autoritarismo, tra cooperazione multilaterale e nazionalismi aggressivi.
Di Santo mostra con lucidità come le nuove destre abbiano costruito una vera rete internazionale. Trump, Milei, Bolsonaro, Bukele, Orbán, Meloni o Abascal non vengono descritti come fenomeni isolati, ma come nodi di una stessa costellazione politica che unisce neoliberismo estremo, populismo identitario, concentrazione oligarchica del potere e guerra culturale permanente.
La forza del libro sta nel ricostruire le continuità storiche tra le vecchie trame autoritarie latinoamericane ed europee e le nuove strategie dell’estrema destra globale. La democrazia – ci ricorda Di Santo – non muore soltanto con i colpi di Stato: può essere svuotata dall’interno attraverso disinformazione, polarizzazione, delegittimazione delle istituzioni internazionali e controllo digitale del consenso.







