Quando il cane Mimì è arrivato a casa di Elena, tutti le dicevano la stessa cosa: “Che fortuna che hai avuto”. Elena lavorava molto, aveva orari irregolari e una vita piena di impegni, ma era convinta che un cane avrebbe portato equilibrio e calore nelle sue giornate. Le prime settimane sembravano confermarlo: Mimì era tranquillo, discreto e sembrava adattarsi a tutto. Poi, lentamente, sono iniziate le difficoltà. Restava solo troppe ore, le passeggiate diventavano sempre più brevi e Elena rientrava a casa già mentalmente esausta. Mimì ha iniziato a piangere quando veniva lasciata solo, a distruggere oggetti e a mostrarsi sempre più agitato anche fuori casa. Elena, da par sua, ha iniziato a sentirsi costantemente in colpa: quando usciva, quando era troppo stanca per dedicare tempo al cane o quando desiderava semplicemente una giornata senza responsabilità. È stato solo allora che ha iniziato a chiedersi qualcosa che avrebbe dovuto domandarsi prima: la sua vita era davvero compatibile con i bisogni di un cane?

L’errore più comune: immaginare il cane dentro una vita ideale

Quando si decide di prendere un cane, la maggior parte delle persone si concentra soprattutto sul desiderio emotivo di averne uno. Ci si chiede se piacciono i cani, se si prova affetto nei loro confronti o se si sente il bisogno di compagnia. Sono domande comprensibili, ma spesso insufficienti.