A Roma prevale la cautela, prudenza improntata al pragmatismo. E in un weekend che finalmente sa di estate, Giorgia Meloni resta alla finestra nell'attesa di capire come andrà a finire tra Washington e Teheran, mentre Benjamin Netanhayu appare al momento tagliato fuori dai negoziati, Bastian contrario di ogni ipotesi di tregua. Tra sabato e domenica la presidente del Consiglio non ha avuto contatti con i leader dell'area del Golfo. Né tantomeno con i "volenterosi per Hormuz", vale a dire con quei Paesi pronti a muovere mezzi e uomini verso lo stretto con l'obiettivo di rimetterlo in moto. Ma le prossime ore saranno decisive, tanto che viene quasi dato per scontato che il formato E4 oltre all'Italia ne fanno parte Germania, Francia e Inghilterra tornerà a riunirsi già in settimana per fare il punto della situazione, capire quanto concreta è l'ipotesi di arrivare a una tregua, e, con essa, la possibilità di inviare mezzi per sminare Hormuz, compresi i due dragamine italiani già nel Mar Rosso, in cauto avvicinamento. Il nostro Paese «potrebbe contribuire», ha confermato ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Roma è «pronta a mettere a disposizione l'esperienza acquisita nelle missioni navali europee», tra queste Aspides, missione volta a «garantire il trasporto marittimo» nel Mar Rosso attualmente capitanata da Italia e Grecia. L'obiettivo principale è disinnescare le trappole marine di Teheran disseminate in quel lembo di mare, snodo decisivo per l'economia mondiale.
Meloni, cautela sull’Iran e sguardo rivolto all'Ucraina: «Serve una pace giusta»
A Roma prevale la cautela, prudenza improntata al pragmatismo. E in un weekend che finalmente sa di estate, Giorgia Meloni resta alla finestra nell'attesa di capire come andrà a finire...







