Con 91 miliardi di ricavi contabilizzati (+0,7%), Bosch ha archiviato un 2025 difficile al quale le attività italiane, portate avanti attraverso 18 società, ha contribuito con 2,3 miliardi (-4,8%) di vendite verso terzi. “Stiamo attraversando una fase di forte instabilità globale, caratterizzata da tensioni macroeconomiche e geopolitiche, dal rallentamento dell’economia e da condizioni sfavorevoli in diversi mercati”, ammette Renato Lastaria, che nel Balpaese è il general manager della società. L'azienda, che ha 140 anni) è controllata da una Fondazione che porta il nome del fondatore, Robert Bosch, del quale è celebre una riflessione: “Non pago bene i miei collaboratori perché sono ricco, ma sono ricco perché li pago bene”. L'azienda è nella Top 3 europea e fra nella Top 10 mondiale per numero di brevetti depositati ogni anno (quasi 8 miliardi in ricerca e sviluppo investiti lo scorso anno) e il fatturato nazionale non comprende le attività “intra gruppo”, che però non vengono rese pubbliche e che in Italia includono anche quelle dei tre centri di ricerca, fra cui quello dei sensori microelettronici di Milano, che quando è nato, 10 anni fa, contava una dozzina di persone, nel frattempo lievitate a un'ottantina. In Italia 5.200 collaboratori, 1.400 nel sito pugliese Quello dell'occupazione è un tema delicato per la multinazionale tedesca, che per salvaguardare la competitività ha varato un piano di riorganizzazione che ha già portato alla riduzione del personale, in particolare in Germania (6.900 addetti in meno), che ha più che azzerato il saldo delle nuove assunzioni tra Asia Pacifico (quasi 5.000) e Americhe (641) e per il quale sono stati disposti accantonamenti per 2,7 miliardi che hanno già inciso sull'Ebit. I collaboratori sono scesi da quasi 418.000 a meno di 413.000. Su questo fronte anche l'Italia (5.200 addetti), dove Bosch è presente dal 1904, è coinvolta, in particolare con lo stabilimento di Modugno, nei pressi di Bari, nato attorno ai motori a gasolio (Tecnologie Diesel Spa), che era arrivato ad assicurare lavoro a 2.400 persone grazie anche a clienti come Stellantis, Mercedes, Renault, Nissan, Hyundai e Kia, ma che sconta il crollo della domanda. Solo in Italia la quota delle alimentazione a gasolio è passata da oltre il 60% al 9%. Attualmente gli addetti sono oltre 1.400, i cui posti sono garantiti fino al 2027 per effetto di un'intesa siglata presso il ministero con i sindacati. Lastaria ha già anticipato che sarà necessario tornare a discutere quel patto, anche se nel frattempo in Puglia vengono prodotti anche componenti per le bici elettriche e, soprattutto, sono state trasferite dalla Repubblica Ceca le attività di ricondizionamento delle pompe di iniezione destinate alle auto alimentate a gasolio alle quali nella seconda metà dell'anno si aggiungeranno anche quelle legate agli iniettori. "Il ricondizionamento è un modello di business" “Bosch ha avviato un percorso di trasformazione dello stabilimento con l’obiettivo di sviluppare un hub europeo dedicato alle attività di remanufacturing di componenti automotive destinati al mercato aftermarket – ha spiegato Lastaria - Il progetto legato alla rilavorazione rappresenta una risposta concreta al progressivo calo dei volumi produttivi legati al primo equipaggiamento per motori endotermici, segmento a cui lo stabilimento barese è storicamente legato”. Il futuro è quello dell'economia circolare: “Applicata all’automotive consente di valorizzare competenze industriali già presenti nel sito e di orientarle verso attività aftermarket e di ricondizionamento, oggi considerate un segmento di crescita sempre più rilevante per l’estensione del ciclo di vita dei prodotti”, ha aggiunto il generale manager. A Bari, Bosch ha investito nell'aggiornamento e nella formazione del personale per conferire una seconda vita a determinata componentistica diesel, poiché questa alimentazione sopravviverà ben oltre il 2035: la rilavorazione “non è solo un processo tecnico, ma un modello di business più sostenibile dal punto di vista ambientale e delle risorse”, ha sintetizzato Lastaria. Che ha parlato dell'intelligenza artificiale come di una “leva decisiva per rendere l’industria italiana ed europea a prova di futuro di fronte alla competizione globale” e che ha confermato come il 2026 sia “iniziato con un cauto ottimismo, nonostante un’economia ancora incerta e una crescita globale che resterà solo moderata”.
Il cuore italiano di Bosch
Nel 2025 le vendite a terzi delle attività italiane della multinazionale tedesca hanno inciso per 2,3 miliardi sul totale dei 91 di ricavi globali












