VENEZIA - Una mappa da 28.479 ettari, cioè qualcosa come quarantamila campi da calcio. A tanto ammonta lo scenario totale di previsione della Regione per lo sviluppo del fotovoltaico in Veneto: siti potenzialmente idonei all’installazione degli impianti, da preferire rispetto ad altri in quanto già urbanizzati, produttivi o degradati. «Una scelta che consente di limitare il consumo di suolo, riducendo l’impatto sugli ambiti di maggior pregio ambientale e agricolo», sottolinea l’assessore Marco Zecchinato (Governo del territorio), che insieme al collega Massimo Bitonci (Politiche energetiche) ha portato all’approvazione in Giunta la delibera che avvia il percorso del Piano di individuazione delle zone di accelerazione terrestri, meglio noto come Pizat.
L’OBIETTIVO Per effetto delle disposizioni comunitarie e nazionali, al Veneto è stato assegnato un obiettivo preciso: arrivare entro il 2030 alla quota di 5.828 gigawatt di nuova potenza installata da fonti rinnovabili. «Sommando le varie tipologie – spiega Zecchinato – attualmente siamo tra 1,8 e 2. Per velocizzare il raggiungimento di quel livello, una direttiva europea ha prescritto l’individuazione delle zone di accelerazione: aree in cui le procedure sono semplificate, in modo da risultare maggiormente appetibili agli operatori del settore. Il problema è però contemperare questa esigenza produttiva, con la necessità di salvaguardare il territorio. Al conseguimento di questo equilibrio puntano i provvedimenti a cui ho lavorato in questi mesi con il collega Bitonci e le direzioni tecniche interessate: il Documento preliminare e il Rapporto ambientale preliminare del Pizat. Rispetto allo “scenario 0” delineato a livello nazionale, abbiamo preferito lo “scenario 1” declinato sulle specificità regionali. In questo modo abbiamo elencato i tipi di siti che riteniamo più adatti di altri a ospitare i pannelli fotovoltaici». LE CATEGORIE Partendo dalla mappatura del Gestore elettrico nazionale, e incrociandola con le più aggiornate cartografie della Regione, è stata così stilata la lista delle categorie, fermo restando che per i singoli posti dovranno essere compiute le necessarie analisi tecniche di fattibilità. Innanzi tutto aree a destinazione industriale. Ma anche ulteriori zone a destinazione industriale, direzionale, artigianale, logistica esistenti, con soglia pari o superiore a 15 ettari. E poi superfici commerciali esistenti, sempre da 15 ettari in su. Aree a parcheggio dove ci sono strutture di copertura su cui è possibile installare i pannelli. Siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale. Aree portuali a vocazione industriale. Strutture di copertura degli interporti. Edifici e pertinenze delle aziende sanitarie e ospedaliere. Discariche chiuse o ripristinate. Impianti fotovoltaici esistenti, per operazioni di repowering o revamping, cioè sostanzialmente di potenziamento. Siti e impianti che afferiscono alla Superstrada Pedemontana Veneta. «In questi luoghi – chiarisce Zecchinato – il parere dell’autorità paesaggistica sarà obbligatorio ma non più vincolante, i termini procedurali saranno ridotti di un terzo e non sarà necessaria la Valutazione d’impatto ambientale. Con il via libera in Giunta, abbiamo dato inizio al procedimento di Valutazione ambientale strategica del Pizat. In sostanza i documenti vengono resi pubblici, anche attraverso l’invio agli enti interessati. Una volta ricevute e analizzate le osservazioni, avverrà l’adozione del vero e proprio Piano, che sarà mandato in Consiglio per l’approvazione definitiva. Confido che l’esame consiliare possa iniziare dopo l’estate, in modo che per l’autunno possa scattare l’operatività». Le nuove regole varranno per i progetti futuri, mentre quelli pendenti continueranno a seguire i percorsi già imboccati. Pannelli solari, Padova al primo posto in Italia. Negli ultimi 10 anni da 18 a quasi 60mila impianti









