Di: SEIDISERA / pon La Russia ha risposto con un pesante attacco missilistico, in particolare su Kiev e sulla sua regione, all’uccisione di 21 persone in un dormitorio studentesco di Starobilsk, nell’oblast di Luhansk. Sono stati lanciati 90 missili, oltre a 600 droni, e fra questi anche un Oreshnik, vettore ipersonico a medio raggio e testata multipla, che potrebbe essere dotato anche di una testata nucleare. È solo la terza volta che l’esercito russo se ne serve dall’inizio del conflitto. I morti in Ucraina sono 4, i feriti oltre 100.SEIDISERA ha chiesto ad Alberto Zanconato, collaboratore della RSI ed esperto di Russia, se questo uso dell’Oreshnik vada considerato come una forma di intimidazione.“Probabilmente sì. Comunque si tratta di un attacco dall’altissimo valore simbolico. Questo viene sottolineato anche dagli osservatori militari in Russia. Perché impiegare l’Oreshnik non sembra fosse assolutamente necessario, visto che nello stesso attacco sono stati usati altri missili ipersonici, quindi difficili da intercettare, in particolare lo Zirkon dalle navi e il Kinzhal dagli aerei, che viene usato regolarmente in questa guerra in Ucraina. Quindi sicuramente si tratta di una dimostrazione di forza e i russi dicono di aver colpito in particolare un il quartier generale dell’Intelligence militare ucraina. Di questo non abbiamo ovviamente conferme. Però soprattutto si ribadisce la necessità di effettuare una rappresaglia, quella rappresaglia che il presidente Putin aveva annunciato qualche giorno fa dopo l’attacco denunciato al dormitorio studentesco a Starobilsk nella provincia di Luhansk”.Il dormitorio distrutto a Starobilsk, dove sono morte 21 persone, in maggioranza giovani donnekeystoneL’attacco va considerato anche il sintomo di una difficoltà di Mosca?“Può essere, perché effettivamente le difficoltà per Mosca ci sono e sono evidenti da mesi, in particolare le difficoltà ad avanzare sul campo. Praticamente la linea del fronte è congelata da mesi perché questa si sta trasformando, si è trasformata ormai, in una guerra di trincea, come le guerre classiche, come la Prima guerra mondiale, ma soprattutto negli ultimi anni, in una guerra di droni. Cioè i soldati che escono dalle trincee non hanno più la possibilità di muoversi né da una parte, né dall’altra, né ucraini, né russi. E quindi il fronte, in sostanza, sembra congelato. Le ambizioni più volte affermate da Putin di voler conquistare l’intero Donbass sembrano veramente difficili da potersi realizzare e quindi resta appunto la necessità di offrire una manifestazione di forza come quella appunto dell’impiego dei missili Oreshnik. La situazione economica russa difficilmente può continuare a reggere questa guerra con il forte rallentamento del Prodotto interno lordo (+1% nel 2025, a fronte del +4% del 2024, ndr) e soprattutto con il forte deficit statale che non sembra poter essere e bilanciato dagli alti prezzi del petrolio seguiti all’attacco americano in Iran”.