Uno studio misura le vibrazioni della piramide di Cheope e mostra un dettaglio fisico che può averne favorito la stabilità
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A Giza, prima ancora di guardare verso l’alto, conviene abbassare gli occhi. La piramide di Cheope poggia su roccia calcarea, larga, pesante, quasi ostinata nella sua geometria. Da fuori resta l’immagine che abbiamo imparato a riconoscere fin dai libri di scuola: sabbia, blocchi, turisti, cielo bianco. Dentro, invece, succede qualcosa che non entra nelle cartoline. Il monumento vibra. Poco, continuamente, attraversato dal vento, dai passi, dal traffico lontano, dal rumore di fondo della Terra. E quel modo di vibrare potrebbe spiegare una parte della sua resistenza ai terremoti.
Un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports ha analizzato le vibrazioni ambientali della Grande Piramide usando il metodo HVSR, una tecnica geofisica non distruttiva che confronta le componenti orizzontali e verticali del rumore sismico. I ricercatori hanno effettuato 37 misurazioni in diversi punti accessibili: Camera della Regina, Camera del Re, corridoi, camera sotterranea, camere di scarico sopra la Camera del Re, blocchi esterni e terreno vicino al monumento. Il dato che cambia prospettiva sta nella distanza tra due frequenze: gran parte della struttura interna vibra intorno ai 2,3 hertz, mentre il terreno circostante si ferma intorno agli 0,6 hertz. Questa separazione riduce il rischio di risonanza tra suolo e piramide, uno dei fenomeni che può amplificare gli effetti di una scossa.










