Analizzando la Grande Piramide di Cheope e il terreno circostante, i ricercatori hanno scoperto un “sistema antisismico” che ha permesso alla colossale e solida opera di resistere fino ai giorni nostri.

La Grande Piramide di Cheope. Credit: Nina/Wikipedia

La Grande Piramide di Cheope (Khufu), conosciuta anche come Piramide di Giza in quanto la più imponente delle tre principali dell’omonima necropoli, è l’unica delle Sette Meraviglie dell’Antico Mondo ad essere giunta fino a noi, circa 4.600 anni dopo la sua costruzione. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports avrebbe fatto luce sulla sua iconica resistenza, che le ha permesso di superare anche due potenti terremoti in epoca moderna: quello di magnitudo 6.8 del 1847 e il più recente di magnitudo 5.8 del 1992. Secondo gli scienziati, infatti, esiste una differenza significativa tra la frequenza di vibrazione del terreno e quella dei giganteschi blocchi di calcare e granito che la compongono — circa 2,3 milioni, per un peso complessivo di 6 milioni di tonnellate e un’altezza originaria di circa 150 metri.

Questo elemento, insieme alla solidità delle fondamenta, all’imponente geometria simmetrica e alla distribuzione uniforme della massa, avrebbe permesso alla Grande Piramide di resistere fino ai giorni nostri quasi integra (eccetto rivestimenti e crolli minori). Ma c’è un altro dettaglio che avrebbe reso “antisismica” la gigantesca opera degli Antichi Egizi: le camere di scarico sopra la Camera del Re. La frequenza delle vibrazioni aumenta salendo in altezza, ma in questi spazi si riduce sensibilmente. Ciò, secondo gli esperti, non solo permette di distribuire e sostenere il peso — lo scopo originario pensato dagli architetti dell’epoca — ma contribuisce anche a smorzare gli effetti dei terremoti dissipando lo stress. Credit: Scientific Reports A determinare che la Grande Piramide di Cheope ha resistito per 4.600 anni grazie alla sua solidità antisismica — molto probabilmente non intenzionale, ma “accidentale” — è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati egiziani del Laboratorio di Sismologia Generale dell’Istituto Nazionale di Ricerca di Astronomia e Geofisica (NRIAG) del Cairo, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Tra questi, il Centro Dati Nazionale Egiziano (ENDC), l’Istituto di Archeologia Egizia dell’Università Internazionale Higashi Nippon di Iwaki (Giappone) e la Facoltà di Ingegneria Petrolifera e Mineraria dell’Università di Suez. I ricercatori, coordinati dal professor Asem Salama, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver eseguito 37 misurazioni di rumore ambientale all’interno della piramide e nel terreno circostante attraverso una tecnica chiamata HVSR (Horizontal-to-Vertical Spectral Ratio).