Immaginiamo come staremmo tutti meglio se per una settimana, non più di una settimana, riuscissimo a fare stare zitto Donald Trump. Tutti vorremmo una tregua nella guerra e la pace. Ma nel frattempo una tregua preliminare sarebbe quella che zittisse il presidente americano. Che ci liberasse almeno per un po’ dalla rabbia che ci corrode ogni volta che parla. Si potrebbe ignorarlo se non riguardasse uno col potere di seminare morte e distruzione ovunque secondo i suoi capricci, di come si è svegliato o della digestione che ha avuto. Un sogno: una settimana senza la sua testa arancione come quella dei tifosi di Sinner. Senza i suoi occhi cattivi e strabuzzati. Senza quella bocca da cartone animato. Senza le sue quotidiane minacce da guappo.
La tregua di una settimana per autotutela dell’equilibrio nervoso dell’umanità, per legittima difesa. Verso uno che lo compromette anche sparando bugie come respira. L’ultima riguarda Cuba, che il bambino vuole come voleva la Groenlandia o il Canada o Gaza da trasformare nella sua spiaggia personale in Mediterraneo. E Cuba che vuole prendersi come si è preso in qualche ora il Venezuela. L’ha accusata di avere 300 droni con cui colpire la base americana di Guantanamo, da decenni enclave nell’isola. Non è vero come non è vero che il Bari avesse una squadra da serie A. Ma tanto basterà, si accettano scommesse, per invaderla e perché no, arrestare Raùl Castro come fece arrestare Maduro a Caracas.






