Il vicepresidente della Provincia autonoma ha dichiarato che non userà la sala stampa finché ci sarà quella bandiera

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La bandiera Lgbtq sì, quella italiana no: si rinnova anche quest’anno il paradosso nella sala stampa della Provincia autonoma di Bolzano. Maggio, da ormai qualche anno, è il mese internazionale del Pride e sono numerose le iniziative istituzionali che, in tutta Italia, quindi anche in Alto Adige, si susseguono. Ma la Provincia autonoma ha fatto di più e così, accanto al vessillo tradizionale, ha affiancato la Rainbow Flag mentre quella italiana non è mai stata esposta per ragioni storiche. A volere il vessillo del Pride è stato Arno Kompatscher della Svp, un gesto che ormai si ripete da anni. Ma questo ha creato, ancora una volta, polemiche.Tra chi si è scagliato contro questa scelta c’è Marco Galateo, vice di Kompatscher ed esponente di Fratelli d’Italia. “Rispetto le idee di tutti e pretendo rispetto per le mie (che non sono solo mie). La lettera ai Comuni di aderire alla rete Ready è un errore. Mi riconosco nella bandiera italiana, che ci rappresenta tutti ed è simbolo di libertà, in quella europea e della Provincia. Non ne servono altre”, ha dichiarato raggiunto dall’Ansa. “Non userò la sala stampa finché ci sarà la bandiera arcobaleno che, devo dirlo, non ha nessun effetto concreto sulle persone. Nessuno deve essere discriminato, su questo siamo tutti convintamente d'accordo. Poi su come questo principio si concretizzi abbiamo visioni diverse”, ha concluso. L’anno scorso, quando si è trovato a dover usare la sala stampa, Galateo ha fatto in modo che quella bandiera venisse tolta per tutta la durata della sua presenza.