Bluesky denuncia una campagna russa basata sulla compromissione di account reali per diffondere falsi contenuti attribuiti a media occidentali. Secondo il New York Times, la tattica segna un’evoluzione delle operazioni di influenza legate al Cremlino: via i profili anonimi, dentro identità credibili usate per colpire il sostegno occidentale all’Ucraina

Secondo quanto ricostruito dal New York Times, la propaganda russa avrebbe sperimentato su Bluesky una modalità diversa rispetto al repertorio più noto delle campagne di influenza online. Via i profili falsi, le reti automatizzate o i contenuti artificialmente amplificati, dentro account reali violati e usati per pubblicare video e articoli contraffatti, costruiti per apparire come contenuti giornalistici occidentali.

La piattaforma ha dichiarato di aver individuato e rimosso fino a un paio di migliaia di post sospetti, pubblicati a ondate a partire da aprile e proseguiti almeno fino alla scorsa settimana, definendo le operazioni di influenza russe un problema che riguarda l’intero settore e spiegando di dedicare risorse significative all’individuazione e all’interruzione di campagne coordinate e non autentiche.

Cos’è successo

Il caso raccontato dal New York Times parte da un account apparentemente ordinario. Ben Gilbert, professore alla Colorado School of Mines, usa Bluesky raramente e soprattutto per temi legati alle risorse naturali, suo ambito di competenza. Sul suo profilo, però, è comparso un video che imitava un servizio giornalistico e attribuiva il sostegno francese all’Ucraina a carenze di personale nella polizia in Francia. Gilbert, contattato dal quotidiano americano, ha spiegato di non sapere nulla della pubblicazione e di averla cancellata.