Automobilisti e imprese si trovano a fare i conti con un immediato aggravio dei costi alla pompa a causa della riduzione dello sconto sulle accise, che scende da venti a dieci centesimi al litro per il gasolio. Secondo le stime diffuse dalle associazioni dei consumatori, la contrazione del beneficio fiscale si tradurrà in un esborso supplementare medio di 6,1 euro per ogni singolo pieno di carburante. L’impatto sui listini spingerà il prezzo del diesel a una media di 2,09 euro al litro nelle stazioni di rifornimento self-service posizionate lungo la rete stradale ordinaria, mentre la proiezione per le stazioni di servizio autostradali descrive una scalata che toccherà i 2,18 euro al litro.

Al di là dell’immediato danno economico per i cittadini, la misura si inserisce in un quadro internazionale caratterizzato da una forte instabilità e da una progressiva contrazione delle scorte. Nel periodo compreso tra il 27 febbraio e il 13 aprile, il costo industriale del gasolio era salito, al netto delle imposte, di ben 52 centesimi. In quel preciso momento storico, l’applicazione di una riduzione di 20 centesimi dell’accisa del diesel, gravata da un’Iva al 24,4 centesimi al litro, appariva ampiamente giustificata. Nel periodo successivo, che va dal 13 aprile a venerdì scorso, i valori netti hanno invece registrato una flessione di 15 centesimi, una dinamica di mercato che per gli analisti legittima l’attuale dimezzamento del sostegno statale. L’orientamento di parte del mondo economico suggerisce infatti l’opportunità di lanciare un chiaro segnale di scarsità per disincentivare e frenare i consumi energetici in una fase di transizione complessa.