Ok i bilanci, ma servono i big

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La squadra del Bologna con lo staff nell’ultima partita di campionato allo stadio Dall’Ara finita 3-3 con l’Inter (Schicchi)

L’ultimo sorso di stagione è uno champagne rimasto aperto: le bollicine sono quelle un po’ sgonfie di un tre a tre in rimonta, in una partita che il Bologna non ha avuto la forza di vincere e l’Inter ha avuto l’orgoglio di non perdere, qui dove aveva lasciato due scudetti nella storia recente. Ma ieri si era già apparecchiato il lusso di poter giocare questa partita in ciabatte. Figuriamoci dopo la meravigliosa punizione dello zero a uno firmata Dimarco al 22’ (settimo gol in campionato per l’mvp della Serie A). Lì, però, aiutato anche da una difesa nerazzurra in ferie, è venuto fuori il Bologna di Vincenzo Italiano che al campionato non aveva più nulla da chiedere, ma che invece doveva, eccome, una risposta a un Dall’Ara quest’anno declassato a terreno di conquista (nove sconfitte). Peccato, perché la vittoria è evaporata proprio quando sembrava in saccoccia, con ’vibes’ da tre a tre con la Juve nell’anno della Champions di Thiago Motta. Allora fu festa un po’ rovinata: ieri da festeggiare c’era poco. Semmai c’era da tributare un applauso a un gruppo che nelle ultime tre stagioni ha davvero fatto la Storia e che in quest’annata si è spinto fino ai quarti di finale contro l’ingiocabile Aston Villa, ma che ora pare arrivato a fine ciclo. Così, in mezzo a questo festival di caldo e stanchezza (gara numero 56 stagionale per i rossoblù, primato in Italia), la differenza l’hanno fatta i singoli: il sinistro letale di Bernardeschi a firmare il pari poco dopo (25’) e l’ostinazione di Pobega per il tiro del sorpasso, con le deviazioni decisive di Sucic e Lautaro. E quando, a inizio ripresa, Zielinski ha fatto autogol su cross di Miranda, sembrava davvero finita. Non per Chivu, che ha ribaltato l’Inter, ridisegnandola su un interessante 4-3-3. E’ bastato un Andy Diouf qualunque per deviare il destino della sfida: il francese, comparsa nella stagione del doblete, si è esibito in uno slalom e palo per il tap-in di Pio Esposito al 19’ (settimo gol in A e doppia cifra stagionale) e ha firmato il tre a tre con un tiro all’incrocio dei pali (41’). Da registrare un’altra bella prova di Helland, in coppia con Lucumi, alla sua ultima in rossoblù. L’ennesima prova gigante del colombiano conferma che servirà un altro big là dietro. Mentre l’ennesima prova grigia di Castro (almeno due gol enormi falliti), ha confermato che la prossima stagione, pur senza Europa, al Bologna servirà un’altra punta vera. O due, se Santi dovesse partire. Tutti appunti per il futuro. Perché - diciamocelo - il presente contava il giusto, ieri, con Italiano nella più amletica delle situazioni: essere o non essere ancora l’allenatore del Bologna? Nella settimana che si apre domani, lui e Chivu si siederanno al tavolo con le società, solo che l’interista lo farà per firmare un rinnovo-premio con adeguamento, mentre il rossoblù vorrà pesare le ambizioni del club in una bilancia dove c’è anche l’interesse del Napoli. Chissà se il coro riservatogli dalla curva alla fine inciderà. Una cosa è certa: a spostare l’ago, però, saranno le ambizioni, sue e del club.