Poco dopo le 18, all’angolo tra 17th Street NW e Pennsylvania Avenue NW, a ridosso della Casa Bianca, un uomo ha estratto un’arma da una borsa e ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service appostati al checkpoint. Gli agenti hanno risposto sparando. L’uomo, colpito, è stato trasportato in ospedale, dove è morto poco dopo. Un passante è rimasto ferito nel conflitto a fuoco. Le sue condizioni, al momento, non sono state rese note in modo preciso.

La vittima si chiamava Nasire Best, aveva 21 anni ed era del Maryland. Non era uno sconosciuto per chi si occupa della sicurezza del complesso presidenziale: secondo documenti giudiziari e ricostruzioni concordanti di più testate statunitensi, il giovane aveva già avuto diversi contatti con le forze dell’ordine e con il Secret Service nei mesi precedenti. In almeno un episodio del 2025 era stato fermato dopo essere entrato o aver tentato di entrare in un’area riservata attorno alla Casa Bianca.

La scena, per chi era lì, è stata quella di una città che per un attimo si è contratta su se stessa. Giornalisti presenti sul prato nord della Casa Bianca hanno raccontato di essersi gettati a terra o di aver cercato riparo appena sono riecheggiati gli spari. Il perimetro è stato rapidamente isolato, con nastro giallo, marcatori arancioni sull’asfalto e la risposta coordinata di più agenzie, tra cui FBI, Metropolitan Police Department e altri apparati federali. Nessun agente del Secret Service risulta ferito. Nemmeno il presidente Donald Trump, che al momento della sparatoria si trovava all’interno della Casa Bianca, è stato colpito o coinvolto direttamente.