Per la seconda volta nel giro di pochi giorni, una tenda allestita da Medici Senza Frontiere per il trattamento dell’ebola a Mongbwalu, nella Repubblica Democratica del Congo, è stata bruciata da alcune persone del posto, arrabbiate e sospettose delle modalità con cui gli operatori sanitari stanno gestendo l’emergenza sanitaria. 18 persone che si pensa siano malate di ebola e che stavano ricevendo cure nella tenda sono scappate, e non si sa dove siano.
Soltanto giovedì un’altra tenda con lo stesso scopo era stata bruciata a Rwampara. Secondo quanto riferito da un testimone e da un funzionario della polizia, l’incendio è stato appiccato da alcuni giovani del posto a cui era stato impedito il recupero del corpo di un amico.
I corpi delle persone morte a causa dell’ebola possono essere altamente contagiosi e contribuire a un’ulteriore diffusione del virus durante la preparazione per la sepoltura. Per questo gli operatori sanitari e le autorità stanno cercando di gestire in sicurezza le sepolture, tenendo a distanza gli affetti dei morti e perciò provocando spesso le proteste delle famiglie e delle comunità locali. Venerdì le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno vietato i funerali e le veglie con più di 50 persone.











