a

Un occhio al futuro e a quelle sfide che, a strettissimo giro, potrebbero cambiare la nostra quotidianità. La premier Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione della giornata conclusiva della XVII edizione del Festival del Lavoro, parla di intelligenza artificiale e di come, sin da subito, potrà diventare una «risorsa straordinaria se sarà centrata sulla persona, mentre sarà un danno enorme se si limiterà a sostituire i lavoratori».

La premier è convinta di come le nuove tecnologie saranno la sfida del prossimo futuro e ciò riguarderà ogni tipologia di mercato. Ecco perché esorta gli italiani a farsi trovare pronti. «In futuro - sottolinea - continueremo ad avere bisogno di operai, insegnanti, artigiani e medici. Quello che cambierà sarà il modo di svolgere quelle professioni e sarà necessario avere le competenze per farlo». In tal senso, i nostri professionisti rappresentano un «modello unico che questo governo, come nessun altro, ha promosso e valorizzato con riforme e interventi di sistema».

La premier chiarisce, infatti, come l’esecutivo da lei presieduto non rinuncerà mai a sostenere quel Paese che si alza al sorgere del sole e si rimbocca le maniche, «creando ricchezza», ovvero quello che produce senza se e senza ma. I numeri, d'altronde, valgono più di mille parole. La prima inquilina di Palazzo Chigi, ancora una volta, ricorda i risultati raggiunti dalla sua maggioranza: 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. «Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile - sottolinea Meloni- ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Con il taglio del costo del lavoro, poi, aumenta il netto in busta paga, soprattutto per i redditi medio-bassi. Vengono, inoltre, sbloccati gli stipendi fermi da anni nel pubblico impiego e migliorati i contratti nel privato, incentivandone i rinnovi. Il risultato più importante, però, è certamente quello relativo a una contrattazione di qualità. «Con il decreto lavoro - spiega la politica romana - abbiamo sancito un principio: solo chi applica il salario giusto, cioè il trattamento economico complessivo stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni più rappresentative può accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni».