Si chiamava Nasir Best il 21enne neutralizzato dagli agenti del Secret service all'esterno della Casa Bianca. I due episodi precedenti e le minacce sui social al presidente americano: per la polizia non era una minaccia

È stato ucciso l’uomo che la sera di sabato a Washington si è presentato armato a uno dei varchi della Casa Bianca e ha estratto una pistola da una borsa, aprendo il fuoco contro gli agenti del Secret Service. L’aggressore è stato colpito a sua volta e, trasferito in ospedale, è morto poco dopo per le ferite riportate. Nessun agente è rimasto ferito, fa sapere il Secret Service in una nota ripresa dal New York Times. Diverso il destino di un passante che si trovava nei paraggi, raggiunto da almeno un colpo, è ricoverato in condizioni gravi, ma non è chiaro da quale arma sia partito il proiettile che lo ha colpito.

La sparatoria nelle dirette dalla Casa Bianca

L’allarme è scattato poco dopo le 18 ora locale, all’angolo tra la 17esima strada e Pennsylvania Avenue, nel quadrante nord-occidentale del complesso presidenziale. In quel momento diversi cronisti stavano lavorando dal North Lawn e si sono ritrovati nel mezzo della sparatoria. La corrispondente di ABC News Selina Wang ha pubblicato su X un video registrato col telefono in cui si sentono distintamente gli spari: «Stavo girando un video social dal North Lawn quando abbiamo sentito i colpi, sembravano decine, ci hanno detto di correre nella sala stampa, dove siamo bloccati adesso». La fotografa del New York Times Allison Robbert ha parlato di «venti o trenta colpi» uditi dall’esterno, prima che il Secret Service facesse rientrare in fretta i giornalisti. Sul posto è arrivata anche l’FBI: «Siamo sul posto e stiamo offrendo aiuto», ha confermato il direttore Kash Patel.