Ieri, per la terza volta in meno di una settimana, le strade della capitale si sono riempite di bandiere della Palestina e di Cuba, accanto a quelle dell’Usb, già in piazza sabato e promotrice dello sciopero generale di 24 ore indetto per lunedì 18 maggio. Il corteo di ieri, secondo gli organizzatori, ha visto la partecipazione di 10mila persone. Erano presenti anche il Movimento per il diritto all’abitare e le organizzazioni studentesche Cambiare rotta e Osa.
«Oggi la manifestazione è chiamata sulla questione del salario, sulla sicurezza sul lavoro, sul diritto all’abitare, sulle questioni sociali», ha detto al manifesto Marco Benevento, degli operai di Usb. «Noi abbiamo deciso di dare battaglia al governo Meloni sia riguardo le questioni sociali sia seguendo il sentimento internazionalista che ci contraddistingue – ha continuato Benevento – È ovvio che i temi internazionali corrono di pari passo a quelli sociali, mortificati dall’impegno militari e i conseguenti tagli».
DAL CAMION in testa al corteo gli slogan più scanditi sono stati «su i salari, giù le armi» e «opposizione alla guerra e lotte sociali vanno insieme». La convergenza delle lotte, a partire dal contesto internazionale e intrecciata alla situazione interna del paese, è stato il messaggio centrale della giornata. Dallo scorso autunno la Palestina è diventata un simbolo e la Flotilla la scintilla che ha acceso le persone, che le ha riportate in piazza con la consapevolezza della loro forza. «Dobbiamo mettere da parte il nostro ego per cercare di essere il più numerosi possibile, dobbiamo stare in piazza, guardarci negli occhi, stare insieme e la Flotilla ce lo insegna, insieme siamo una potenza incredibile, la solidarietà umana può cambiare le cose, partiamo da lì», ha detto al manifesto il parlamentare del Movimento 5 stelle Dario Carotenuto, rientrato in Italia due giorni fa dopo essere stato parte della Flotilla ed essere stato detenuto e picchiato dai soldati israeliani.






