C’è stato un tempo in cui Crotone era “la Stalingrado del sud”. Un periodo piuttosto lungo, oltre un ventennio, nel secondo dopoguerra. Fu durante la ricostruzione postbellica che l’alleanza organica tra proletariato industriale e mondo contadino, cui si aggiunsero frange non irrilevanti della borghesia intellettuale, rese possibile la schiacciante egemonia comunista e socialista. Il Fronte popolare governò fino al 1967. Il Pci al 60%, le piazze straboccanti di popolo. Non si trattava solo di radicamento sociale, di insediamento operaio, di organizzazione militante. Era sopratutto fermento culturale. Era «l’intellettuale collettivo» di cui parlava Gramsci.
A Crotone la ricostruzione è partita dai saperi. Da qui la nascita del celebre Premio Crotone in cui il lavoratore diveniva elemento centrale e verso cui il mondo intellettuale italiano guardò per oltre un decennio. Dal 1952 (anno di istituzione) al 1965 (ultima edizione) divenne rilevante nel panorama letterario. Pasolini, Moravia, Repaci, Ungaretti, De Benedetti, Montale erano di casa ogni anno in riva allo Ionio. Crotone era, allora, una delle roccheforti Pci. Si tenne qui a dicembre del 1949 una delle quattro assise per la Rinascita del Mezzogiorno (organizzate a Bari, Matera e Salerno) con al centro il tema della conquista della terra dopo la strage di Melissa del 1949. E di Melissa fu sindaco Mario Alicata, figura apicale del partito nazionale, dal 1948 segretario regionale in Calabria e per tanti anni responsabile cultura di Botteghe oscure.












