Era iniziato come un normale turno di lavoro per i 247 operai scesi nei tunnel della miniera di carbone di Liushenyu, situata nella contea di Qinyuan, nella provincia cinese dello Shanxi. Si è trasformato in una tragedia. Almeno 90 minatori hanno perso la vita nella serata di venerdì, uccisi dalle esalazioni di monossido di carbonio seguite a una violenta esplosione di gas. Il dramma, che si è consumato nella miniera, si configura già come uno dei più gravi disastri minerari registrati in Cina dal 2009.
NON È ANCORA CHIARO cosa abbia provocato l’esplosione, ma poche ore prima le autorità locali avevano ricevuto un alert per l’attivazione di un sensore sotterraneo, che segnalava i livelli di monossido di carbonio nella miniera sopra i limiti di sicurezza. A nulla sono serviti gli allarmi: le operazioni di scavo sono continuate finché l’esplosione ha trasformato la miniera in una tomba per i lavoratori.
Difficilmente, dunque, la tragedia rientrerà nella casistica dei «disastri naturali». Anche perché l’impianto privato, gestito dallo Shanxi Tongzhou Group Liushenyu Coal Industry, era finito nel mirino delle autorità già nel 2024. Il nome della miniera di Liushenyu figurava infatti nell’elenco delle 1.128 strutture segnalate dall’Amministrazione nazionale cinese per la sicurezza mineraria a causa di «gravi rischi per la sicurezza».










